Hatria, proclamate 20 ore di sciopero

La protesta dei lavoratori scatta da lunedì dopo che l’azienda non ha voluto ricontrattare l’integrativo aziendale
TERAMO. La tensione all’Hatria covava sotto la cenere, è riesplosa clamorosamente ieri. L’assemblea dei lavoratori dell’azienda teramana che produce sanitari, una delle più grandi rimaste nel nucleo industriale di Sant’Atto (190 dipendenti), ha votato un pacchetto complessivo di venti ore di sciopero: otto saranno attuate lunedì sui tre turni, le altre dodici (divise in tre frazioni da quattro) nei giorni successivi, entro la prossima settimana.
La protesta è stata scatenata dalla chiusura dell’azienda – di cui è proprietario dal gennaio 2014 il fondo d’investimenti americano Cobe Capital – sull’integrativo aziendale. Quando subentrarono gli americani, all’Hatria venne siglato un accordo-ponte che prevedeva che l’integrativo fosse dimezzato per tutti i dipendenti, attestandosi a 500 euro, ma con la promessa di ricontrattarlo a una certa data. Si è dunque andati a trattativa e l’azienda ha fatto sapere che l’integrativo sarebbe rimasto così, aggiungendo che sarebbe stato azzerato in caso di protesta. Questo atteggiamento di chiusura, ma anche l’intenzione della proprietà di non fermare la produzione in agosto e di allungare il fermo invernale a ridosso delle feste natalizie da due a tre mesi (con cassa integrazione), ha scatenato la reazione dei rappresentanti sindacali e poi dei lavoratori, che hanno deciso gli scioperi a partire da lunedì.
Il contrasto esplode in un momento d’incertezza per l’azienda teramana, che mesi fa ha optato per i contratti di solidarietà dopo aver dichiarato 35 esuberi ma che, secondo voci non confermate, avrebbe appena chiuso un accordo con la prestigiosa marca tedesca di rubinetti Grohe. Un accordo che potrebbe rilanciare alla grande la produzione dell’Hatria.(d.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

