Hatria, rotte le trattative con le istituzioni
L’azienda abbandona l’incontro con Regione, Provincia e Comune. Ultimo tentativo a Roma per evitare i licenziamenti
TERAMO. E dopo i sindacati, rotte le trattative pure con le istituzioni. Con una frase del genere «A questo punto non ci dobbiamo dire più niente» Antonio Valentini, amministratore delegato all’Hatria e dirigente del fondo di investimenti Cobe Capital si è alzato dal tavolo di trattative e se ne è andato.
E’ finito così l’incontro di ieri pomeriggio al Palazzo di vetro all’Aquila fra Regione, Provincia e Comune di Teramo, da una parte e l’Hatria, assistita da Confindustria, dall’altra. L’obiettivo era cercare un’alternativa ai 55 licenziamenti, che saranno possibili a partire dal 18 ottobre.
«La controparte si è alzata e se ne è andata interrompendo un incontro in cui ha sempre mantenuto un atteggiamento scostante», sbotta il sindaco Maurizio Brucchi, «abbiamo combattuto strenuamente. Per dare un’idea del livello dell’interlocuzione, quando ho chiesto il piano industriale non ce l’ha dato. L’impressione è che la controparte non ha interesse per il nostro territorio, che stia qui per assolvere a un compito a cui è stato demandato. Bisogna scoprire quale».
L’impressione di tutti è che ci sia qualcosa che non è stato detto, che una parte del progetto sia rimasta riservata. Ad esempio, un’ipotesi potrebbe essere una “cura dimagrante” per una vendita. «Vogliamo capire dove si stiano decidendo sorti e strategie dell'azienda, che non sono solo la riduzione del costo del lavoro», conferma infatti il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, «certo che da qualche anno questa azienda attraversa una fase travagliata, mentre le vecchie società della Marazzi sono ripartite e si sono ingrandite. Questa, con la svendita del 2014 (quando fu ceduta a Cobe Capital alla somma simbolica di un euro, ndr), è stata lasciata in balia delle onde».
Il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli vista la rottura delle trattative, ha immediatamente chiamato il ministero dello Sviluppo economico per confermare che la trattativa si sposterà a livello nazionale. «Abbiamo fatto tentativo, purtroppo non andato a buon fine», commenta Lolli, «ho subito chiamato il ministero che aspettava di sapere come era andata la riunione, e ho proposto di fissare una riunione entro mercoledì prossimo». Le date più probabili per l’incontro a Roma sono lunedì pomeriggio o mercoledì mattina. «Le abbiamo tentate davvero tutte», riprende Lolli, «ho detto anche che di fronte a uno spiraglio reale, avremmo parlato con i sindacati per far riprendere le trattative interrompendo lo sciopero: ci siamo spinti molto avanti. Ma non c’è stato nulla da fare. Ci rendiamo conto dei problemi delle imprese, e di questa in particolare, ma il muro è stato invalicabile. Non siamo nemmeno riusciti a capire che investimenti l’azienda ha in animo di fare, che prospettive ha. Ora vedremo a Roma, ma il ministero non ha la bacchetta magica».
I sindacati, Filctem Cgil e Femca Cisl, prendono atto del fallimento del tentativo: «Tenuto conto di come sta andando la vertenza, gli spazi di soluzione si stanno chiudendo. Noi continueremo a fare tutti i tentativi per tenerla aperta, ma la soluzione appare remota. Qualsiasi cosa accada, comunque quella dell’Hatria è una situazione che va monitorata, non deve finire nel porto delle nebbie. Infatti non è chiaro quello che stanno facendo. Una finalità sotto traccia che si sarà sicuramente. Non crediamo che con i 55 licenziamenti l’azienda viene messa in equilibrio: se continua a essere gestita così non si va da nessuna parte». L’assemblea dei lavoratori, al momento, è fissata per venerdì.
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