Hatria, si apre uno spiraglio

26 Ottobre 2017

Trattativa al ministero: si torna in Regione per tentare di ridurre i licenziamenti

TERAMO. Uno spiraglio, a dire il vero molto flebile. E’ quello che è emerso dall’incontro al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza Hatria.
Con l’eccezionale mediazione del viceministro Teresa Bellanova la trattativa si è aperta con una proposta fatta dal ministero: sospendere i licenziamenti, ma anche gli scioperi, per valutare un possibile accordo su alternative ai tagli occupazionali. Sul piatto il Mise ha messo tutta la serie di agevolazioni, dall’efficientamento alla ricerca e sviluppo, a cui accedere, naturalmente partecipando a bandi. E ha dato un’importante rassicurazione: l’azienda potrà usufruire non solo dei 10 mesi di contratto di solidarietà che ancora restano, ma di un altro anno ancora, visto che l’allungamento dei tempi sarà previsto nella prossima legge di stabilità.
Insomma, il ministero ha proposto di riaprire le trattative a livello regionale, in base a questi nuovi elementi – almeno per ridurre il numero dei licenziamenti – per poi eventualmente rivedersi a Roma entro il 10 novembre.
«Ma l'azienda ha risposto che sospendere i 55 licenziamenti è giuridicamente impraticabile», afferma Giampiero Dozzi, segretario della Filctem Cgil, «e ha controproposto solo eventuali ripescaggi a posteriori. Sarebbe stato possibile sospenderli: non si tratta di annullare i licenziamenti, ma di usare il termine di preavviso di 12 giorni, invece di procedere al licenziamento immediato e liquidare al lavoratore il corrispettivo di questi giorni. C’è stata durante tutto l’incontro una rigidità di fondo che non ci fa intravedere segnali positivi».
«Oggettivamente visto l'impegno e l'apertura di un tavolo ministeriale, ci aspettavamo qualcosa di più da parte dell'azienda, quantomeno la disponibilità a riaprire la discussione su basi più solide», commenta Serafino Masci, segretario della Femca Cisl, «tutto questo ci lascia l'amaro in bocca, ci auguravamo che da questo tavolo potessero uscire elementi di novità. Il ministero ha fatto sue proposte di mediazione e di impulso, anche chiedendo a noi di sospendere le iniziative di protesta, ma da parte dell'azienda non c'è stata uan disponibilità reale».
Il sentimento comune è di delusione, anche se la fase della discussione in Regione sarà comunque riaperta. «Il fatto che ci fosse il viceministro, sensibilizzato da Matteo Renzi, è cosa non consueta», fa notare il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, «e si era anche incontrata precedentemente con l'azienda. Ma grosse novità nei fatti non sono emerse. Abbiamo firmato un verbale: tenteremo un ennesimo aggiustamento nei prossimi 10-15 giorni».
Il problema, fanno notare i sindacati, sarebbe che l’azienda – rappresentata dall’amministratore delegato Antonio Valentini e assistita dal vicedirettore di Confindustria Teramo Luciano De Remigis, «non ritiene sufficienti i bandi proposti dal ministero, vuole fondi per ridurre i costi». «Il ministero ha dato la disponibilità a sostenere finanziariamente un progetto industriale», attacca Dozzi, «con investimenti in base a regolari bandi. Ma un piano di investimenti l’azienda non ce l’ha, come non ci ha mai dato il suo progetto industriale».
«Peraltro noi il verbale non l’abbiamo firmato», aggiunge Masci, «in quanto l’azienda prima di uscire ha voluto ulteriormente emendare il testo proposto dal ministero. Vedremo quale sarà quello definitivo e poi decideremo. Comunque riporteremo tutto all’assemblea dei lavoratori che deciderà il da farsi». L’assemblea si svolgerà stamattina alle 11 e dovrà decidere se credere nel flebile spiraglio della nuova trattativa e rientrare al lavoro dopo un mese di scioperi, o se continuare la protesta.
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