«Ho denunciato per i diritti calpestati»

Capocantoniere Anas imputato per concussione, in aula il racconto di uno degli imprenditori che lo accusano
TERAMO. Ci sono gesti e facce che non si dimenticano. Soprattutto in un’aula di tribunale, soprattutto quando a parlare è un piccolo imprenditore, uno di quelli che quotidianamente sfida la crisi. E che non baratta con niente e nessuno il suo diritto di fare impresa. «Perchè», dice, «non è un problema di somme piccole o grandi, ma di diritti. E io, in questa storia, avevo tutti i diritti». Anche se oggi si ritrova con un verbale di contravvenzione da 800 euro per delle presunte irregolarità nei lavori, firmato, accusa, dalla stessa persona che ha denunciato.
La storia è quella del processo che vede imputato il 58enne teramano Giovanni Di Luca, capo cantoniere dell' Anas ad ottobre finito ai domiciliari per concussione e oggi libero. Secondo le accuse messe insieme dal pm Luca Sciarretta (che ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato) il cantoniere sorvegliante, in qualità di incaricato di pubblico servizio, funzione equiparata a quella di un pubblico ufficiale, si sarebbe fatto consegnare dei soldi da alcuni imprenditori che avevano chiesto dei permessi all’Anas (che nel processo non si è costituita parte civile).
Sempre secondo l’accusa, il capo cantoniere – competente sul tratto teramano dell’Adriatica, da Città Sant’Angelo a Martinsicuro – avrebbe chiesto delle mazzette per concedere i permessi o per accorciare i tempi per il loro rilascio. Tra gli imprenditori il cinquantenne teramano tra i primi chiamati a testimoniare davanti al collegio presieduto da Sergio Umbriano (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei). In aula racconta di quella volta che il geometra che lui aveva incaricato di seguire la pratica con il capocantoniere gli disse che «quest’ultimo gli avrebbe fatto capire che ci sarebbe voluto un vecchio milione per velocizzare». Lui registra le sue parole per poi presentarsi alla Finanza e denunciare il capocantoniere. «Non ho avuto dubbi sul da farsi», racconta in quasi cinque ore di serrata audizione, «perchè avevo tutti i diritti. Ma la pratica all’Anas era stata bloccata perchè ritenuta incompleta. Avevo sentito in giro da alcuni imprenditori della zona che bisognava fare qualcosa per sbloccare. Uno mi aveva detto che a lui era costata una bicicletta in carbonio». Dopo la denuncia scattano le indagini e arriva il giorno della consegna dei soldi al capocantiere che viene filmata dagli uomini della Finanza. «Quando ci siamo incontrati», racconta ancora l’imprenditore, «ho consegnato a Di Luca la busta con 500 euro che lui non ha aperto e ha messo nella tasca. Poi ha fatto una telefonata per sollecitare un sopralluogo immediato nell’area in cui dovevo fare i lavori e per cui avevo chiesto il permesso all’Anas». Che dopo qualche tempo arriva e gli consente di far partire i lavori sul terreno. «Ho rispettato il disciplinare», racconta, «ma mi sono visto arrivare un verbale da 800 euro, firmato dalla persona che ho denunciato, per presunte irregolarità nei lavori». L’imputato, assistito dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Stefano Franchi, ha sempre respinto le accuse.
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