«Ho donato i soldi della mia tredicesima»

Alfiera Natali racconta la decisione di finanziare l’abbattimento di barriere architettoniche in città
TERAMO. La cifra farebbe pensare a una donatrice facoltosa. In realtà Alfiera Natali, infermiera in pensione, i seimila euro regalati al Comune per l’abbattimento delle barriere architettoniche in città li ha presi dal suo stipendio: o meglio li ha risparmiati.
«Ho messo da parte la tredicesima, lo faccio da sei anni e ho anticipato quella del 2018», racconta, «nel tempo di Natale li investo in opere che danno beneficio agli altri ma anche alla mia anima». Lo fa nel ricordo del figlio Umberto Maria D’Angelo morto a 16 anni nel ’94 ma anche per una spinta innata verso l’aiuto al prossimo. «Sono stata sempre impegnata nel sociale», racconta, «sto dalla parte dei più deboli». Così, guardando in tv un servizio dedicato a Enzo Cipollone, il disabile teramano impegnato per l’abbattimento degli ostacoli che in città impediscono ai disabili l’accesso a uffici e locali pubblici, è rimasta colpita. «Ho visto al Tg3 Enzo che raccontava di non poter entrare in un bar o dal barbiere, poi un’altra persona ha spiegato che una pedana costa cento euro», ricorda, «a quel punto mi sono detta che con 5mila euro potevo fare molto di più».
Alfiera, residente a Castellana, frazione di Pianella, ha dunque preso il telefono e composto il primo numero del Comune di Teramo che gli è capitato sotto gli occhi. «Mi ha risposto un funzionario, Cimini», spiega, «a cui ho spiegato che volevo finanziare con questa somma un intervento per abbattere le barriere architettoniche». Era fine luglio, il sindaco Gianguido D’Alberto era stato eletto da meno di un mese e in un periodo di piene ferie Alfiera Natali ha temuto di non riuscire a mettersi in contatto con lui. «Ci siamo comunque sentiti per telefono», afferma, «abbiamo parlato a lungo e mi ispirato subito fiducia perché è giovane e io sono sempre per i giovani». La benefattrice, nonostante abbia sempre vissuto nel piccolo centro pescarese, conserva un legame con la teramanità. «Mia madre era di Teramo», racconta, «e amo molto questa città». Qui Alfiera è tornata subito dopo il colloquio telefonico con D’Alberto. «Dovevo andare da padre Candido al santuario della Madonna delle Grazie», spiega, «e così ho potuto incontrare personalmente il sindaco». Quell’incontro ha rafforzato il convincimento della benefattrice. «Avevo deciso di donare 5mila euro, ma ne ho aggiunti mille proprio perché fosse Enzo a decidere come utilizzare una parte della somma», chiarisce Alfiera, «mio figlio avrebbe compiuto quarant’anni il 13 ottobre e in occasione del suo compleanno ho deciso di fare questo gesto». Il Comune nell’atto di accettazione della somma ha scritto che Umberto Maria era disabile, ma si è trattato di una svista. «Era cintura nera di karate ma praticata anche nuoto e calcio ed era molto bravo a giocare a biliardo», ricorda la madre, «suonava pianoforte ed era bravissimo a scuola». La sua vita è stata spezzata a 16 anni da un linfoma non Hodgkin. «Mio figlio è morto il 1° giugno del 1994», racconta Alfiera, «l’ho assistito giorno e notte per nove mesi, è stato un vero calvario». La donazione al Comune è dedicata a lui e arriva nell’imminenza delle festività. «È un modo», conclude la benefattrice, «anche per augurare agli altri un buon Natale». (g.d.m.)
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