I baristi: «Non diamo noi alcol ai minori»

24 Luglio 2020

Secondo alcuni di loro sono i ragazzi più grandi che comprano le bevande e le distribusicono agli amici adolescenti

GIULIANOVA. Alcool ai minorenni e movida selvaggia: i titolari dei bar non si ritengono responsabili di questo problema. Molti baristi della zona centrale di Giulianova lido, dove principalmente si svolge la movida fra giovani e giovanissimi, convengono con l’allarme lanciato alcuni giorni fa dal presidente della Consulta del turismo Luca Delli Compagni. Quest’ultimo ha denunciato una situazione diffusa in città, segnalando la somministrazione illegale di bevande alcoliche ai minorenni da parte di alcuni gestori di locali: questa situazione, ha detto Delli Compagni, genera anche una «forma di concorrenza sleale fra chi richiede i documenti di identità e chi non lo fa e lede l’immagine turistica di Giulianova, cittadina family friendly».
Emiliano Pizzuti, titolare del bar Assodipicche in viale Orsini, interpellato sull’argomento, ha dichiarato: «Sposo anche io la linea di Delli Compagni. Alcuni comportamenti poco professionali che lui ha denunciato mi indignano; il mio bar non è frequentato solitamente da quel genere di clientela, la somministrazione di alcolici viene concessa solo ai maggiorenni. Le rare volte che vedo un giovanissimo che ordina una bevanda alcolica, la mia professionalità mi impone di scoraggiare la sua scelta e piuttosto gli consiglio un succo di frutta. Sono assolutamente contrario a questo modo di operare, che viola la legge».
Tonino Micaletti del Bar Gelateria Oasi situato sul lungomare dice: «Sono fermamente contrario e condanno questo genere di situazioni incresciose: Gli unici minori che frequentano il mio locale fanno consumazioni di altro genere, prevalentemente gelati». Lorenzo Boffa, co-titolare del bar Giro di boa, riferisce anche lui la propria esperienza e racconta: «La mia clientela è composta principalmente da ragazzi dai 25 anni ed oltre. Può capitare ogni tanto qualche turista a cui chiedo di esibire i documenti, perché non mi interessa perdere i soldi della bevuta: non intendo andare contro la legge. In questo periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria io e il mio socio abbiamo anche modificato l’assetto del locale, limitando i posti a sedere per non creare assembramenti. Ne hanno risentito gli incassi, ma non possiamo permetterci di dare una brutta immagine al nostro locale». Eva Cicioni, titolare del bar Hera Hora di viale Orsini, si omologa alla linea degli altri colleghi: «Non bisogna assolutamente dare alcolici ai minori, sono d’accordo con Delli Compagni che ha denunciato questa situazione. Alcune sere fa, ad esempio, di fronte al parco Franchi, ignoti, probabilmente ubriachi, hanno sfondato una vetrina. Questo genere di atti vandalici, che derivano dagli stati di ubriachezza non solo tollerabili. L'unico interesse dei giovanissimi è quello di bere alcolici, utilizzati come strumento di aggregazione. Lo dico contro il mio di interesse. Spesso entrano nel bar ragazzi maggiorenni ad ordinare birre da asporto: come facciamo noi baristi a controllare da chi vengono consumate, una volta fuori dal locale?» Antonio Caralla, titolare del Cult Cafè commenta così: «E’ davvero difficile in questo periodo per un bar far rispettare le distanze di sicurezza e tenere a bada i ragazzi; parecchie volte mi è toccato discutere fino a litigare, perché quando chiedevo ai ragazzi i documenti, mi rispondevano con fare indisponente chiedendomi, anzi, a che titolo lo facevo. Molti maggiorenni si sentono in diritto di poter somministrare alcolici anche ai loro compagni più giovani, ma non è così. Ho persino evitato per questa estate di fare musica dal vivo per non creare assembramenti. Quel che mi dispiace è vedere tavolate di ragazzini ammucchiati a far baldoria, mentre noi ci mettiamo tutta l’accortezza possibile per far rispettare le distanze interpersonali. Vedo spesso pattuglie delle forze dell’ordine in giro, quindi i controlli vengono effettuati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA