I comitati di quartiere «Il Comune non ci ascolta»

7 Maggio 2017

I presidenti di Annunziata e Lido lamentano anche la mancanza di una sede fissa  «Le risposte non arrivano, l’ente pubblico ostaggio di lentezze burocratiche»

GIULIANOVA. La mancanza di una sede fissa per i comitati di quartiere, Annunziata e Lido, e l’assenza dell’amministrazione comunale nella soluzione dei problemi sono al centro delle accuse lanciate dai due presidenti. «Quando inoltriamo una richiesta all’amministrazione comunale regolarmente protocollata», scrive Antonio Fusaro, presidente del comitato Annunziata, «non si riesce mai ad avere risposta scritta; quando va bene arriva una telefonata o un messaggio. Questa amministrazione non ha destinato una sede di quartiere idonea a stabilire una relazione con i cittadini; un ufficio comunale preposto a ricevere e seguire le istanze che vengono dai Comitati e dai cittadini. Ogni volta bisogna telefonare, scrivere, inviare un messaggio per ricordare che si è inviata una richiesta. Dall'altra parte, il cittadino si lamenta che il comitato non si dà da fare per risolvere il problema».
Fusaro, però, ricordando il suo impegno e anche quello degli altri delegati eletti da poco, tira anche un po’ le orecchie ai suoi concittadini residenti del quartiere che spesso si lamentano ma poi, quando bisogna essere presenti, non lo sono. «Si verificano anche alcune incoerenze fra i cittadini», spiega a questo proposito il presidente del comitato «faccio un esempio: la manutenzione del ponte di legno sul Tordino. Si sono avute molte richieste per parlare dello stato del ponte, si è organizzata un'assemblea con la presenza degli amministratori ma i cittadini che l'avevano richiesta non erano presenti. Qui è d’obbligo una riflessione: è vero che i componenti del comitato sono chiamati delegati ma delegare non basta, bisogna partecipare per avallare ciò che viene chiesto». I cittadini, dunque, dovrebbero, secondo Fusaro, delegare meno e partecipare di più.
Sabrina Angelini, presidente del comitato Lido “Domenico Di Silvestro”, lamenta invece una lungaggine dei regolamenti che allontana i giovani. «La sensazione», commenta Angelini, «è quella di essere, nostro malgrado, un esperimento. I nostri cittadini mostrano diffidenza e scarsa affezione avendo l’abitudine ad assimilare tutto ciò che è “votabile” come politico. Così mentre l’amministrazione visualizza email e non risponde e le nuove generazioni ci ignorano (giustamente) per la farraginosità dei meccanismi come ad esempio il protocollo, gli inviti ufficiali, le mail inoltrate con avviso di lettura a dispetto di un click che permette loro di condividere un’immagine significativa con tutto il mondo, noi battiamo la fiacca, delusi, demotivati e sappiamo di stantio». Nonostante questo i comitati non mollano e vanno avanti per la loro strada impegnandosi giornalmente.
Margherita Totaro
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