I consulenti del pm: il paziente di Petrella andava ricoverato

In aula i due medici legali nominati dalla pubblica accusa: «Aveva molte patologie, doveva essere curato in ospedale»
TERAMO. «Un paziente con quelle patologie e in quelle condizioni doveva andare in ospedale»: arrivano alla stessa conclusione i due medici legali consulenti dei pm nell’aula in cui prosegue il processo a carico di Roberto Petrella, il medico teramano no vax imputato per omicidio colposo per la morte di un paziente.
La vittima, il 68enne camionista casertano Gennaro Sanges, dal 2020 era in cura da Petrella per problemi alla prostata e a dicembre nel 2021 è deceduto in casa per un infarto al miocardio. Secondo l’accusa della Procura teramana il medico, che ha sempre respinto ogni accusa, nei giorni antecedenti la morte dell’uomo nel corso di conversazioni telefoniche con la compagna del 68enne avrebbe prescritto alla vittima, che aveva febbre alto e malessere diffuso, dei medicinali e degli integratori sconsigliandogli il ricorso alle cure ospedaliere.
Davanti al giudice monocratico Claudia Di Valerio continuano a sfilare i testi dell’accusa, e dopo la moglie della vittima, ieri è stata la volta dei medici legali Antonio Tombolini e Francesco Sicilia, il primo nominato dalla Procura teramana per la riesumazione e l’autopsia, il secondo incaricato dalla Procura di Catanzaro (prima del passaggio degli atti per competenza a Teramo) di fare una consulenza sulla base della documentazione. «Era un paziente con un quadro generale molto problematico dovuto al diabete mellito, a questioni renali e che in passato aveva già avuto un infarto» ha detto Tombolini nel rispondere alle domande dei pm Silvia Scamurra e Stefano Giovagnoni, i titolari del fascicolo, «e in quelle condizioni, secondo il mio punto di vista, andava visitato e ospedalizzato per essere sottoposto a trattamenti precisi e monitoraggi continui». In merito alla terapia prescritta telefonicamente da Petrella (antibiotico e un farmaco per il diabete) ha aggiunto: «Concettualmente poteva andare anche bene, ma la visita per me è fondamentale per capire le condizioni di un paziente. Soprattutto di un paziente con quelle patologie. È un criterio di prudenza. Per me è imprudente trattare un paziente di quel tipo al telefono».
Secondo i pm da parte di Petrella ci sarebbe stata imprudenza e negligenza, accuse sempre respinte dal professionista.
Per Sicilia, l’altro medico legale sentito ieri in aula, «l’infarto al miocardio sarebbe insorto in quelle 36 ore precedenti all’evento». «L’astenia profonda in cui si trovava il paziente», ha detto, «era un campanello d’allarme che non doveva essere ignorato. Quel paziente con quel tipo di patologie doveva essere portato in ospedale per seguire percorsi e trattamenti ben precisi». Nel dibattimento in corso non sono entrate le intercettazioni, quelle tra la compagna della vittima e il medico sulle cure da seguire, dopo che il giudice ha accolto le eccezioni sollevate in apertura di dibattimento dall’avvocato Tommaso Navarra, il legale di Petrella. La compagna della vittima, nella sua veste di parte civile, è assistita dall’avvocato Giovanni Vairo, i figli dall’avvocato Paola Pesce. Si torna in aula ad aprile.
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