I costruttori: «Forlini resti al Ruzzo»

8 Luglio 2016

Anche l’Ance per la conferma del presidente, che appare ormai scontata. A Di Sabatino sarà offerto un posto nel cda

TERAMO. La discussione che ruota intorno alla conferma di Antonio Forlini alla presidenza del Ruzzo sembra far emergere una spaccatura tra politica e mondo delle imprese. Il tutto mentre si sono indebolite le chance per un cambio di presidente visto che l'assessore regionale Dino Pepe, e quindi i suoi sindaci, hanno preso posizione a favore di Forlini. Dodo Di Sabatino potrebbe quindi solo decidere se accettare o meno una rappresentanza in cda.

Il dibattito intanto registra nuovi contributi poiché dopo le prese di posizione pro-Forlini di Confindustria e Federmanager anche l'Ance, l'associazione dei costruttori edili teramani, è intervenuta per bacchettare le logiche poltronistiche. I costruttori hanno reso pubbliche cifre debitorie da capogiro che il Ruzzo avrebbe maturato nei confronti degli imprenditori teramani negli anni precedenti all'era del risanamento firmato Forlini: circa 15 milioni di euro. «Il tema posto in questi giorni dalla politica sulla ridefinizione degli spazi di rappresentanza nella gestione dell'ente», scrive il presidente Ance Vittorio Beccaceci, «costituisce un deciso arretramento rispetto alla scelta compiuta alcuni anni fa che portò alla nomina di Antonio Forlini, la cui esperienza amministrativa può essere giudicata senz'altro positivamente. Vogliamo ricordare che all'inizio del 2014 l'Ance ha assunto l'onere di negoziare un accordo collettivo per la dilazione concordata di 15 milioni di euro di debiti che l'Acquedotto aveva accumulato nei confronti delle imprese. L'accordo ha imposto sacrifici gravissimi alle aziende che stanno riscuotendo i propri crediti in 5 anni; crediti maturati per lavori eseguiti e per i quali sono stati anticipati tutti i relativi costi, tasse comprese. Non ci ha interessato in passato e non ci interessa adesso capire come, nell'indifferenza di chi avrebbe dovuto esercitare il controllo, sia maturata una così imponente massa debitoria. Ma senza lo spirito di responsabilità delle imprese, la storia del Ruzzo avrebbe potuto imitare quella della consorella pescarese Aca, commissariata dal tribunale di Pescara per aver richiesto l'accesso al regime concordatario per eccessivo indebitamento».

L'Ance, ricordando le pesanti ripercussioni sull'inquinamento marino e sulla filiera turistica per scarsi investimenti sulla rete e sulla depurazione, conclude: «Per la soluzione dei problemi del servizio idrico è necessaria una solida programmazione pluriennale ed un management preparato e competente, entrambe queste strade sono state intraprese dal Ruzzo. Chi è interessato alla lottizzazione delle poltrone per promuovere la logica dell'appartenenza su quella della competenza è pregato di desistere».

Marianna De Troia

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