I due arrestati sono in celle sovraffollate e senza bagni
MARTINSICURO. I due marittimi italiani arrestati in Gambia e condannati a un mese di reclusione, che potrebbero diventare cinque anni se i due non pagheranno una multa da 15mila euro a testa, «non...
MARTINSICURO. I due marittimi italiani arrestati in Gambia e condannati a un mese di reclusione, che potrebbero diventare cinque anni se i due non pagheranno una multa da 15mila euro a testa, «non sono in buone condizioni né fisiche né mentali, sono rinchiusi in celle sovraffollate, senza bagni, senza servizi e senz’acqua, e si trovano in due bracci diversi del carcere, reclusi con veri criminali». Lo dice all'Ansa la Italfish di Martinsicuro, società armatrice della nave, riferendo della visita del console ai due marinai. Italfish sottolinea che «la situazione si fa sempre più preoccupante» e «non vorremmo che si trattasse di un nuovo caso 'Marò'».
Le condizioni igienico sanitarie del carcere, secondo quanto riferito dal console onorario in Gambia alla Italfish srl, sono «estremamente scarse. Nelle celle - sottolineano dall'ufficio della società armatrice che sta gestendo il caso - sono rinchiuse anche fino a venti persone». Il console onorario in Gambia è la prima persona che i due pescatori italiani - il capitano della nave Idra Q., Sandro De Simone di Silvi Marina, e il direttore di macchina, Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto - hanno potuto incontrare dal giorno dell'arresto, avvenuto lunedì, dopo dieci giorni passati in stato di fermo. L'imbarcazione era finita sotto sequestro per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete. In Africa sono al lavoro due rappresentanti della società armatrice, uno a Dakar (Senegal) dove si trova l'ambasciata competente per territorio, e l'altro in Gambia. L'obiettivo è quello di ottenere la revoca del provvedimento di condanna - avvenuto al termine di quella che la Italfish definisce come «udienza sommaria» - e il rilascio dei due marinai.
A bordo dell'imbarcazione è presente anche un terzo italiano, il nostromo Vincenzino Mora, di Martinsicuro, non coinvolto nella vicenda giudiziaria ma bloccato sulla nave insieme al resto dell’equipaggio. «Mio padre è tranquillo aspettando che la situazione si risolva», così dice Domenico , il figlio di Vincenzino. «Ho parlato con mio padre mercoledì tramite cellulare satellitare», racconta il figlio del nostromo, «e mi è parso tranquillo dicendomi di non preoccuparmi e che la situazione si risolverà a breve tempo. Domani (oggi, ndr) proverò di nuovo a contattarlo. Dalle sue parole ho intuito che la situazione a bordo è tranquilla anche se ci sono guardie armate a controllare la situazione».(s.d.s.)
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