I genitori di Giulia: riaprite le indagini

Tortoreto, il caso della ragazza precipitata da un viadotto dell’A14. L’avvocato della famiglia presenta l’istanza
TORTORETO. La famiglia non si arrende e chiede la riapertura delle indagini. È ancora un procedimento giuridico a scandire il caso di Giulia Di Sabatino, la 19enne di Tortoreto che nel settembre del 2015 precipitò da un viadotto dell’A14. Qualche mese fa il caso è stato archiviato dopo un primo no alla richiesta della Procura che aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e successive indagini.
Di diverso avviso la famiglia, il padre Luciano e la mamma Meri, convinti che la giovane sia stata uccisa. Il loro legale, l’avvocato Antonio Di Gaspare, è pronto a depositare in Procura una richiesta di riapertura delle indagini. «Per noi ci sono ancora dei punti da chiarire» dice . La prima richiesta di archiviazione del fascicolo, che vedeva tre persone indagate per istigazione al suicidio, era stata presentata dalla Procura a marzo 2017, dopo 18 mesi di indagine, ed era stata respinta dal gip Domenico Canosa che accogliendo la richiesta della famiglia di Giulia aveva disposto nuove indagini. Indagini al termine delle quali i pm Davide Rosati ed Enrica Medori avevano presentato una seconda richiesta di archiviazione che ad agosto è stata accolta dal gip. Un provvedimento che all’epoca aveva scatenato sui social una violenta polemica nei confronti della magistratura tanto che l’Anm, l’associazione nazionale magistrati, era intervenuta sulla vicenda. «Pur nell’umana comprensione del dolore per la tragica fine della giovanissima Giulia Di Sabatino e nella convinzione che le critiche ai provvedimenti giudiziari siano sempre legittime», aveva scritto l’Anm, «si disapprovano e si deplorano le congerie di illazioni e accuse riversate sulla rete telematica che colpiscono le persone dei magistrati in servizio presso la procura della repubblica di Teramo, ai quali si addebitano imprecisate incapacità e finanche collusioni». Ieri, intanto, è slittata l’apertura del processo che vede imputato un trentenne per pedopornografia dopo il ritrovamento di alcune foto osé di Giulia sul suo telefono all’epoca in cui la ragazza non aveva ancora compiuto 18 anni (il nome dell’uomo è tra i tre indagati nell’altro fascicolo per istigazione al suicidio). Il presidente del collegio Canosa si è dichiarato incompatibile visto che è lo stesso magistrato che, nella sua veste di gip, ha accolto la richiesta di archiviazione per l’inchiesta teramana.(d.p.)
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