I genitori di Giulia: "È omicidio ora il suo assassino confessi"

L’appello della mamma e del papà della ragazza precipitata sull’A14 e dilaniata dalle auto «Ci sono persone che non dicono quello che sanno. È tutto fermo, ma noi non ci arrendiamo»
TORTORETO. Prima di essere mille altre cose questa è la storia di due genitori che non si arrendono. «Perchè Giulia è stata uccisa e noi le daremo giustizia. Ora il suo assassino confessi»: Meri Koci e Luciano Di Sabatino da sei mesi cercano un senso e mettono in fila domande senza risposte sulla morte di una figlia di 19 anni.
Perchè loro al suicidio di Giulia, precipitata da un cavalcavia e dilaniata sull’A14 nel giorno del suo compleanno, non hanno mai creduto. «Giulia voleva andare a Londra dalla sorella, sognava un futuro e quella sera doveva incontrare qualcuno», raccontano questo papà e questa mamma nell’ufficio del loro legale, l’avvocato Antonio Di Gaspare. «Ma scoprire la verità è diventato sempre più difficile, per noi è come scalare una montagna», accusano, «ogni giorno troviamo ostacoli e dopo sei mesi di indagini è come se tutto si fosse fermato. Noi chiediamo delle risposte che però non arrivano, ma non ci fermiamo». Perchè di una cosa sono sicuri: ci sono persone che sanno qualcosa di quella sera e che non parlano.
E in questi mesi mamma Meri ha messo insieme ipotesi e certezze: ha scandagliato il profilo Facebook di amici e conoscenti di Giulia, ha incontrato e parlato con tutti, ha ricostruito spostamenti e testimonianze riempiendo vuoti con la logica.
«Tutto materiale che ho consegnato agli investigatori», dice, «perchè io vado avanti. E più vado avanti e più sono certa che c’è qualcuno che mente, che non dice la verità su quella sera e su quella notte. Come si fa a suicidare una ragazza che metteva da parte soldi per andare a Londra, che nel suo diario scriveva di quanto le sarebbe piaciuto scrivere un libro? Giulia sognava un futuro e chi pensa al futuro non può decidere di uccidersi».
Nel fascicolo della procura aperto per istigazione al suicidio sono indagati l’uomo di 41 anni che quella sera del 31 agosto diede un passaggio in scooter per un tratto di strada alla ragazza incontrata vicino al bowling e il 25enne che con la sua Panda rossa l’accompagnò vicino al cavalcavia, il giovane che quella sera ebbe un rapporto sessuale con Giulia. «Ma se non aveva niente da nascondere», dicono i genitori, «perchè non ha parlato subito? Lui dice che ha conosciuto nostra figlia solo quella sera, ma noi sappiamo che ci sono degli amici comuni che hanno vissuto a Londra. Lo abbiamo detto agli investigatori».
Nei giorni scorsi in procura è rientrato una prima consulenza disposta dai pm sui telefonini e i computer di Giulia e degli indagati, mentre a Roma solo qualche settimana fa sono iniziate le operazioni di comparazione tra il Dna del giovane conducente della Panda rossa e la traccia di liquido seminale trovata sui resti della ragazza.
Comparazione che, nei fatti, non dovrebbe portare a nessuna scoperta particolare visto che è stato lo stesso ragazzo, prima ancora di essere indagato, a dire di aver avuto un rapporto sessuale con la 19enne a cui quella sera diede un passaggio. «Noi ora ci aspettiamo che venga dato un senso a quello che è stato raccolto in questi mesi. Quando chiediamo abbiamo l’impressione di essere presi per rompiscatole, ma ci auguriamo che nessun genitore debba vivere quello che stiamo passando noi», dice Meri mentre legge gli ultimi messaggi di Giulia lasciati sul cellulare della sorella Vanessa che l’aspettava a Londra, «adesso voglio il rumore della giustizia, io e mio marito non possiamo più tollerare il silenzio sulla morte di mia figlia». Quando arriverà, forse, un po’ del dolore di questi genitori guarirà.
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