I genitori: «Grazie per il nostro Checco»

Mamma e papà del bimbo morto per una emorragia cerebrale: «Solidarietà da tutti, medici e infermieri esemplari»
CELLINO ATTANASIO. Quando muore un bimbo il mondo si ferma. Serve il coraggio di una mamma e di un papà per farlo continuare a girare. Perché in un tempo sospeso che non finisce le parole di papà Loris e mamma Cassandra tolgono il respiro: «Il nostro Checco se n’è andato e noi vorremmo ringraziare tutti per come ci sono stati vicini. I familiari, i parenti tutti, a cominciare dalle cugine Elisabetta Baiocco e Debora Sichini, lo staff del nostro ristorante e tutti i medici e gli infermieri dell’ospedale di Teramo per la loro professionalità e umanità».
Loris Sorgentone e Cassandra D’Agostino sono i genitori di Francesco, il bambino di 19 mesi morto per una improvvisa emorragia cerebrale causata da una malformazione congenita. La tragedia martedì sera mentre il piccolo era in auto con mamma e papà: dopo 50 minuti di tentativi disperati di rianimarlo Checco non c’era più. E oggi i ricordi sono zattere a cui aggrapparsi. «Amava i rombi dei motori e delle moto, suonare la batteria come faceva il papà e sapeva muoversi al ritmo di musica», raccontano i genitori, «perché lui è nato con la musica». E allora eccolo Checco diventare la mascotte dello staff del ristorante gestito dai familiari, il Parco dei Poeti di Cellino Attanasio, giocare nel giardino del locale, ascoltare divertito il rombo delle auto d’epoca che il papà ama mettere insieme. «Quando lo abbiamo riportato per la camera ardente lo abbiamo salutato con quel rombo che amava tanto», dice papà, «e quel giardino davanti al locale in cui gli piaceva tanto giocare ora diventerà il giardino di Checco perché lui ci darà la forza di andare avanti». Perché anche nelle tragedie più disperate la vita trova sempre la sua strada. Cassandra e Loris in questi giorni stavano preparando il loro matrimonio e avevano già fissato la data del 6 agosto. «Forse non sarà il 6 agosto», dice mamma Cassandra, «ma sicuramente il prossimo anno ci sposeremo come avrebbe voluto il nostro Checco che ci sarà forza e coraggio per andare avanti». Le parole si muovono tra le ferite perché una mamma e un papà non dovrebbero mai vivere la morte di un figlio. Ma sanno che ovunque sia il piccolo Checco continuerà a suonare per loro.
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