I giudici: «Da Parolisi violenza non comune»

22 Luglio 2015

Le motivazioni della condanna a 20 anni. Il caporalmaggiore trasferito a Santa Maria Capua Vetere

TERAMO. «Parolisi trasformò una passeggiata pomeridiana con la famiglia in un drammatico sfogo di violenza culminata con ben 35 coltellate contro una donna indifesa, per giunta in stato di minorazione. Quei colpi esprimono una volontà distruttiva non comune». Si legge nelle motivazioni della sentenza con cui la corte di assise di appello di Perugia ha condannato Salvatore Parolisi ato a 20 anni con giudizio abbreviato per il delitto della moglie Melania Rea, uccisa il 18 aprile del 2011 alle Casermette di Civitella del Tronto. Le attenuanti richieste dagli avvocati Nicodemo Gentile e Federica Benguardato non sono state ritenute meritevoli di riconoscimento. «Parolisi negli ultimi mesi aveva tenuto una condotta particolarmente riprovevole sia nel rapporto coniugale che extraconiugale con l’ex allieva», scrivono i giudici perugini nelle motivazioni, parlando di doppiezza e falsità per aver promesso a Melania la fine della relazione con l'amante. «La povera vittima non aveva avuto dal marito alcuna comunicazione in tal senso a dimostrazione che Parolisi era soggetto incapace di comportamenti leali e trasparenti. Se si trattò di dolo d’impeto va rilevato che Parolisi stesso era posto nella condizione idonea a quell’esplosione proprio per la situazione che si era venuta a creare nel rapporto con l’una e l’altra donna. La povera vittima era stata avvertita come un fastidioso ostacolo e come un pericolo». I giudici parlano di «mancanza di freni inibitori» nella reiterazione delle coltellate, che indica la «mancanza di assoluta pietà verso la donna». Per loro, Parolisi non fu affatto collaborativo con gli investigatori, «non ha ammesso gli addebiti, non ha fornito alcun contributo utile alla verità. Le bugie si riflettono su tutti i versanti». Parolisi venne condannato all’ergastolo, in Appello a 30 anni. La Cassazione, eliminando l’aggravante della crudeltà, inviò gli atti a Perugia per la rideterminazione della pena. «Le motivazioni della sentenza si allineano pedissequamente alle altre statuizioni che valorizzando anche aspetti penalmente irrilevanti come i tradimenti e le bugie di Parolisi, nulla gli hanno concesso», affermano Gentile e Benguardato. «La decisione di negare le attenuanti generiche si connota per l’estremo rigore, nonostante i giudici perugini relativamente a vicende non meno gravi, si siano mostrati più indulgenti. Valuteremo se ricorrere in Cassazione». Parolisi, intanto, è stato trasferito da Teramo al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Alex De Palo

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