I lavoratori Betafence «Chiarezza sugli esuberi»

17 Novembre 2020

Tortoreto, l’assemblea delle maestranze vuole sapere quanti saranno i licenziati Cgil e Cisl: dovremo discutere nel merito i numeri, no a soluzioni preconfezionate

TORTORETO. I 155 lavoratori a rischio della Betafence di Tortoreto vogliono certezze sul numero degli esuberi. «Ancora troppi dubbi, l’ascia di guerra non può essere sepolta»: così scrivono le sigle sindacali dopo l’assemblea dei lavoratori di ieri pomeriggio, in cui si è discusso delle novità venute a galla nella prima riunione del tavolo regionale di crisi.
Scrivono Fim Cisl e Fiom Cgil in una nota congiunta: «Oltre agli assetti del management, desta preoccupazione anche l’emorragia di competenze che si sta vivendo: il clima di incertezza sta facilitando l’uscita di lavoratori con ruoli di rilievo, ponendo una pesante ipoteca negativa sul futuro produttivo». Già una quindicina di dipendenti sono andati a lavorare in altre aziende. Poi nel merito della vertenza: «Senz’altro va letta positivamente la volontà di rivedere il piano comunicato a luglio, che prevedeva la chiusura totale dell’attività produttiva a Tortoreto. Attualmente, grazie alla fortissima mobilitazione sindacale dei mesi scorsi, l’azienda ha dichiarato di voler mantenere una parte della produzione a Tortoreto, puntando però solo su un tipo di prodotto. Questa scelta salva una parte del personale dal licenziamento, ma ne condanna un’altra, di cui non si conosce ancora il numero, alla disoccupazione e per questo è stata ribadita la necessità che l’azienda tiri fuori definitivamente quei numeri che fino ad oggi non è riuscita a produrre. Numeri che dovranno essere discussi nel merito: non ci si accontenterà di soluzioni preconfezionate da “prendere o lasciare”, ma si pretenderà con forza che nessuno venga lasciato indietro e che si cerchino quindi le soluzioni migliori perché l’impatto delle scelte non ricada sulle spalle di chi, in questi anni, ha consentito all’azienda di guadagnare e andare avanti». Infine ricordando che entro un mese sono attesi i numeri alla prossima riunione regionale e che bisogna riaprire il tavolo ministeriale i lavoratori concludono che non è il caso di festeggiare e «il clima vissuto in azienda non è entusiastico».
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