I medici di base lasciano il mini-ospedale

31 Luglio 2016

Il servizio dopo 7 mesi non è decollato: pochi pazienti a causa di scarse attrezzature e specialisti spesso indisponibili

TERAMO. Una decina di medici di base abbandona l’Uccp di Teramo.

Ha una vita difficile il “mini ospedale inaugurato a dicembre dell’anno scorso. La struttura, che nelle intenzioni dei suoi creatori avrebbe dovuto decongestionare il pronto soccorso, non è mai decollata. Sono pochi i pazienti che se ne servono, gli ampi locali al pianterreno della palazzina della Asl in circonvallazione Ragusa sono spesso deserti.

E il passo indietro della decina dei medici, su 45 in totale che hanno aderito, si colloca proprio nella scia del mancato decollo dell’Uccp. Fondamentalmente i motivi dell’addio sono due: uno economico e l’altro organizzativo.

Quello economico risiede nel fatto che in questi giorni ai medici sono stati liquidati i compensi per il lavoro svolto all’interno del “mini ospedale” e a conti fatti le spese che devono sostenere paiono essere superiori alle entrate. Infatti parte del personale per mandare avanti l’Uccp viene pagata dalle due cooperative in cui si sono costituiti gli stessi medici di famiglia. Si tratta di una ventina fra segretarie e infermieri. Troppi, soprattutto stando ai volumi di lavoro, secondo i medici “dissidenti” che lamentano di spendere in media 300 euro al mese di più di quanto incassano. Una differenza che – fanno notare alla cooperativa – viene ampiamente recuperata con la dichiarazione dei redditi, a causa dalle ritenute del 20% di Irpef e del 5% dell’Enpam.

Ma a parte il discorso economico, c’è quello organizzativo, che è poi anche quello che riguarda più da vicino i pazienti.Come detto, l’Uccp di Teramo non fa registrare un grande afflusso di pazienti come le altre aperte negli ultimi tre anni dalla Asl. I motivi possono essere diversi, certamente uno è la vicinanza con l’ospedale che ha una forte attrattiva. Ma secondo i medici c’è anche un problema di ritardi nell’organizzazione dell’attività di quello che mai come nel caso di Teramo definire “mini ospedale” è una forzatura. Ritardi nell’organizzazione della parte informatica, ma anche nella fornitura di attrezzature e macchinari. E poi nella disponibilità degli specialisti. Il fatto che siano nei piani superiori, negli ambulatori, non significa automaticamente che siano disponibili per i pazienti dell’Uccp, in quanto hanno già gli appuntamenti dell’attività programmata: la Asl dovrebbe procedere a un’integrazione dei loro orari di lavoro, che però a sette mesi dall’apertura non è avvenuta.

La Asl ha fissato una verifica dell’attività della struttura, costata 600mila euro, a un anno dall’inaugurazione: il tempo stringe per metterla a regime.

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