«I mestieri artigiani scompaiono»

Il presidente di Confartigianato: nel settore non c’è più ricambio
TERAMO. Il presidente provinciale di Confartigianato Luciano Di Marzio, in occasione del Giubileo del mondo del lavoro che si è tenuto sabato a San Gabriele, è intervenuto con un discorso dai toni forti sull’attuale momento che vive l’artigianato.
«Purtroppo», ha detto Di Marzio, «questa categoria sta morendo piano piano. Non c’è molta attenzione da parte della politica nazionale e regionale e assistiamo, sempre più spesso, al fatto che il padre non trova nei figli il proseguo della sua attività, penalizzata dalla tassa di successione». Per Di Marzio l’artigiano esperto non riesce più a «trasferire le sue conoscenza e la sua professionalità ai giovani, in quanto molti non sono più interessati a imparare un mestiere. Abbiamo già assistito alla fine dei ramai di Tossicia e altri mestieri seguiranno. Nel nostro ente formativo “Conforma” accreditato dalla Regione non abbiamo richieste di giovani che vogliono imparare un mestiere artigiano, abbiamo tanti bravi artigiani che sono disposti a insegnare ma da anni le richieste sono limitate ai soli mestieri di parrucchiere ed estetista».
Il presidente di Confartigianato ha continuato: «Per un giovane oggi iniziare un’attività è impossibile. Ci riescono solo coloro che possono contare sull’aiuto finanziario dei genitori ed è arduo superare tutte le richieste dei vari enti dello Stato e degli enti locali. È sicuramente necessario l’intervento dello Stato, esentando per i primi anni chi inizia una attività imprenditoriale da tutti i pagamenti in modo che possano consolidare le loro aziende e far fronte a tutte le spese dovute. Come aiuto iniziale, per chi non ha risorse per iniziare un’attività imprenditoriale, lo Stato dovrebbe finanziare direttamente l’impresa costituendo una Banca nazionale, come da tempo avviene in Germania, Francia, Inghilterra e altre nazioni. La Regione dovrebbe fare la sua parte, principalmente rifinanziando la legge regionale dell’Artigianato che tra le altre cose finanziava la “Bottega scuola”. Se non c’è ricambio nelle imprese, chi pagherà i contributi all’Inps? Come farà l’Inps», ha concluso Di Marzio, «a pagare le pensioni in essere e che arriveranno in seguito se i giovani non iniziano la loro attività e quelle attive chiudono?».

