I negozianti: chiediamo i danni per il cantiere fermo sul corso

Confesercenti pronta alla “class action” contro il Comune: «Non tolleriamo più lo stop dei lavori» E sulle condotte che tranciano le mura medievali si profila lo scontro tra Ruzzo e Soprintendenza
TERAMO. La notizia dei nuovi intoppi sorti nel cantiere di corso San Giorgio a causa di una condotta del Ruzzo che in passato è stata collocata tranciando le mura difensive della città medievale ha esasperato i commercianti, che adesso sono pronti a un'azione legale contro il Comune. A comunicare la presa di posizione è Giancarlo Da Rui di Confesercenti Teramo, che spiega come i commercianti siano pronti a mobilitarsi in una sorta di class action per chiedere i risarcimenti a seguito dei lavori fermi o troppo lenti, che starebbero mettendo in ginocchio diversi esercizi.
«Attraverso i suoi legali Confesercenti farà inizialmente istanza di accesso agli atti, dopo di che valuteremo se ci sono gli estremi per un'azione legale collettiva per chiedere il risarcimento dei danni. Non basta esonerare gli esercenti dalla Tari», spiega Da Rui, «visto che molti di noi hanno subìto perdite del 60% e nessuno ha scelto di licenziare il personale, a cui garantiamo il lavoro senza incassi. Non siamo più disposti a tollerare la paralisi dei lavori. Non capiamo peraltro perché non siano iniziati i lavori di pavimentazione delle aree che non sono interessate dal cantiere. Circolano dubbi sull'errata fornitura di una pavimentazione che sarebbe di una tonalità sbagliata di grigio e ora vogliamo chiarezza».
Il punto è che la Soprintendenza sembra non aver affatto gradito che il Ruzzo, quando 60 anni fa posizionò la condotta principale dell'acqua di Teramo, abbia interferito pesantemente con i resti medievali tagliando in due la struttura difensiva, i cui resti sono emersi con evidenza. Ogni decisione adesso verrà rimessa al soprintendente regionale Francesco Di Gennaro, che intanto si è riservato di effettuare un altro sopralluogo per decidere cosa fare delle condotte del Ruzzo. Domenico Giambuzzi, responsabile dell'area tecnica del Ruzzo, spiega infatti che l'acquedotto ha necessità di eseguire i lavori di sostituzione di due condotte, una risalente al periodo antecedente alla guerra, l'altra al 1952: ed è proprio questa nel mirino della soprintendenza. «Si tratta di lavori che avevamo rimesso già in fase di conferenza dei servizi». spiega Giambuzzi, «sono condotte datate per cui riteniamo opportuno sostituirle in questa fase, piuttosto che intervenire per eventuali guasti a lavori conclusi e rischiare di rompere la pavimentazione nuova. Noi abbiamo rimesso la nostra proposta alla Soprintendenza poiché una delle due condotte andrebbe sostituita completamente con una nuova, ma andrebbe ricollocata esattamente al posto di quella che interferisce con le vecchie mura. Temiamo infatti che spostando la condotta si rischi comunque di trovare nuovi reperti visto che l'area è "sensibile" ai ritrovamenti».
La Soprintendenza è scettica poiché autorizzare a rimettere una nuova condotta al posto di quella vecchia significa avallare lo scempio compiuto in passato sui resti. Problemi su cui adesso tuonano i commercianti guidati da Da Rui: «Ma dai sondaggi fatti, non si era reso evidente che sarebbero sorti questi problemi? Si sta verificando ciò che temevamo. Ora chiediamo i danni».
Marianna De Troia
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