I negozianti incontrano D’Alfonso
«Gli chiederemo di spingere sulla Soprintendenza per accelerare i tempi»
TERAMO. Si rivolgeranno al presidente Luciano D'Alfonso i commercianti teramani esasperati dai tempi del cantiere per la riqualificazione di corso San Giorgio. Questa sera, al termine di un dibattito sul referendum promosso dal Pd all'hotel Abruzzi, a cui prenderà parte anche il governatore, una delegazione di commercianti incontrerà D'Alfonso per sottoporgli la situazione di paralisi e chiedere il suo impegno per accelerare i tempi sul fronte della Soprintendenza. «Siamo sul lastrico e non sappiamo più a chi rivolgerci», ha dichiarato Antonio Topitti, noto libraio sul corso, «per cui abbiamo deciso di investire del nostro problema il governatore affinchè intervenga con il ministero ai Beni culturali e interceda per accelerare le decisioni della Soprintendenza. Dopo l'esposto tentiamo anche questo passaggio politico purchè si metta fine a questa agonia. Noi commercianti non siamo contro la tutela dei reperti e della memoria storica», prosegue Topitti, «ma vogliamo che le decisioni vengano assunte in tempi ragionevoli perché attorno a questi passaggi gravita l'economia di un intero indotto. A prova di questo c'è che l'esposto non è stato firmato solo dai commercianti del corso, ma anche delle vie laterali, perché il problema sta riguardando tutti. Per colpa di questi dilettanti allo sbaraglio», prosegue Topitti riferendosi all'amministrazione, «Teramo sta morendo». Il libraio, anche a nome dei colleghi, dopo aver appreso dello stop alla posa delle mattonelle sbagliate, pretende adesso un cronoprogramma certo. «Non si poteva aspettare con gli scavi dopo che ci si fosse accertati che tutto il materiale fosse conforme al capitolato? Quando si esegue un lavoro del genere bisogna prevedere ogni dettaglio e non abbandonarsi al caso per poi rimettere le decisioni ai progettisti o alla Soprintendenza. I primi hanno le parcelle garantite, i secondi sono intoccabili. Rimaniamo solo noi commercianti i vasi di coccio, costretti a morire stritolati nella superficialità generale di chi ci amministra». (m.d.t.)
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