I parenti di Luca: «Ora siamo preoccupati per la madre»

30 Marzo 2020

NERETO. Resta misteriosa la morte di Luca Di Nicola, il 19enne aiuto cuoco di Nereto che da qualche anno viveva a Enfield Town, periferia nord di Londra, insieme alla madre Clarissa e al compagno di...

NERETO. Resta misteriosa la morte di Luca Di Nicola, il 19enne aiuto cuoco di Nereto che da qualche anno viveva a Enfield Town, periferia nord di Londra, insieme alla madre Clarissa e al compagno di quest'ultima, Vincenzo. Luca è morto nella capitale britannica la sera di martedì 24 marzo, apparentemente per una polmonite fulminante. Ma la famiglia del ragazzo, distrutta dal dolore anche perché «era sanissimo», sospetta che nel decesso di Luca c'entri il Covid-19.
Il caso è stato trattato nell’edizione di ieri da Repubblica.it, che ha raccolto le testimonianze di due zie di Luca. «Le autorità inglesi ci avevano detto di aver fatto un tampone post mortem», racconta una di loro, Romina, che vive a Glasgow, «ora invece il medico legale, dopo due giorni di silenzio, ci dice che gli esami saranno forse condotti il 31 marzo. Forse. Adesso siamo anche preoccupati per la mamma e il suo compagno perché continuano ad avere gli stessi sintomi di Luca». Ai due, dopo la morte del ragazzo, i medici hanno detto «di autoisolarsi per due settimane». Neanche a Clarissa e Vincenzo è stato effettuato un tampone. «Solo paracetamolo», dice Romina. Il caso di Luca, seguito dal Consolato e dalle autorità italiane, secondo Repubblica «esplica come viene gestita l'emergenza nel Regno Unito: se si hanno sintomi (come tosse o febbre) governo e ministero della Salute raccomandano solo l'autoisolamento per una settimana. Al numero speciale "111" – che Luca e la sua famiglia non avrebbero chiamato – si deve far ricorso solo per i casi gravi da coronavirus. Un approccio che ha spaventato molti italiani che vivono nel Regno Unito».
OLIVIERI. Sull’altra prematura morte che ha scosso Nereto, quella del 47enne Alberto Olivieri, i familiari precisano che l’autopsia non è stata chiesta da loro ma dal medico ospedaliero che si è occupato del caso, e che ha ritenuto opportuno informare la Procura.