I periti: «Il Vibrata è una grande fogna»

In aula i tecnici nominati dal giudice: il funzionamento dei depuratori non c’entra, colpa degli scarichi abusivi nel torrente
TERAMO. Più di sei ore per rispondere alle domande di giudice, pm e avvocati. Un rendiconto dettagliato in aula di quella maxi perizia disposta dal tribunale nel processo in corso per epidemia colposa su un presunto caso di inquinamento del mare di Alba nell’agosto del 2010. Con un filo conduttore a segnare il lavoro dei periti Massimiliano Fabbricini e Marco Guida, entrambi dell’università di Napoli: la colpa non fu del malfunzionamento dei depuratori, ma di un torrente Vibrata diventato negli anni «un collettore di fogne segnato da scarichi abusivi a non finire». Secondo i due tra 2007 e il 2010 tutti gli impianti di depurazione incriminati «erano proporzionati e funzionali alla corretta attività di depurazione delle acque reflue», seppur con configurazioni impiantistiche obsolete che avrebbero «richiesto una gestione del servizio depurativo particolarmente attenta e minuziosa».
Il pm Laura Colica, al termine delle indagini preliminari, ha ipotizzato un nesso tra le enteriti che all’epoca colpirono numerosi bambini, l'inquinamento del mare e il funzionamento dei depuratori di Alba Sant'Omero, Sant'Egidio,Nereto e Corropoli all'epoca gestiti dalla Ruzzo reti. Secondo l'accusa quei sei depuratori a partire dal 2007 avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba. Gli imputati sono l'ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all'epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell'area tecnica, all'interno di Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis.Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dall’epidemia colposa al disastro ambientale. Per i periti nominati dal giudice Flavio Conciatori «anche se vi furono delle anomalie di funzionamento dell'impianto di Villa Rosa-Alba in corrispondenza degli episodi patologici in questione e una generale non diligente gestione degli impianti di depurazione di Corropoli, Sant'Omero, Nereto e Sant'Egidio alla Vibrata, che avrebbero contribuito, in maniera episodica per quel che riguarda l'impianto di Villa Rosa-Alba o sistematica per quanto riguarda gli altri impianti, all'alterazione dello stato di qualità delle acque superficiali interne e marino costiere, difficilmente questo stato di cose può essere considerato come la causa degli episodi patologici riscontrati nell'agosto del 2010». Al contrario, sempre per i periti, lo stato di alterazione delle acque del torrente Vibrata rappresenta un elemento che consente di affermare «che l'apporto di inquinanti derivanti da scarichi abusivi di reflui municipali e di reflui provenienti da attività zootecniche possa aver inciso sugli eventi in maniera non trascurabile».
Dice l’avvocato Tommaso Navarra, che rappresenta il Wwf che si è costituito parte civile: «E’ estremamente importante accendere per tempo l’attenzione su un corpo idrico fondamentale per una intera valle e per l’intera costa teramana. Indipendentemente dalle responsabilità che l’accertamento processuale potrà far emergere, segna un monito significativo per la classe dirigente amministrativa in ordine a un intervento complessivo di risanamento delle acque superficiali interne e marino costiere». Sostiene l’avvocato Gabriele Rapali che rappresenta il Comune di Alba, altra parte civile: «L’attività istruttoria finora svolta ha evidenziato una serie di anomalie del funzionamento del depuratore di Alba nell’agosto del 2010. In ogni caso il fiume Vibrata è risultato fortemente inquinato e necessita di interventi eccezionali e immediati anche mediante il potenziamento dell’attuale depuratore e di quelli dei paesi a monte».
Oltre a Comuni, associazioni ambientaliste e di albergatori, si sono costituiti parte civile anche i genitori di una ventina di bambini che in quei giorni dell’agosto 2010 finirono in ospedale.
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