I politici teramani frammentati al voto

11 Aprile 2016

Nel Pd c’è chi non si astiene, nel centrodestra Chiodi e Gatti per il sì, Tancredi e D’Ignazio per il no

TERAMO. Conto alla rovescia per il referendum sulle trivelle, un tema che divide l'opinione pubblica e su cui anche la politica teramana è frammentata. Domenica prossima i parlamentari, i consiglieri regionali e gli amministratori teramani affronteranno questa consultazione popolare guidati più da convincimenti personali che dagli orientamenti di partito, che sembrano tuttavia condizionare maggiormente gli esponenti del Pd rispetto al centrodestra. Il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, non svela il suo orientamento di voto precisando che si è preso qualche giorno «per riflettere su una materia complessa» che si riserva di approfondire. Tuttavia l'invito del primo cittadino è quello di andare a votare: «L'esercizio della democrazia è sempre una cosa positiva e la partecipazione dei cittadini va incoraggiata sempre».

Il voto verte sulla possibilità, per le piattaforme già operative, di poter continuare a estrarre gas e petrolio solo fino alla fine delle concessioni in atto o invece fino all'esaurimento del giacimento. La partita aperta non riguarda nuove trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio. Nel Teramano, il linea con l'indicazione del premier Renzi, hanno deciso di non andare a votare sia il consigliere regionale del Pd Sandro Mariani che il deputato Tommaso Ginoble. Quest'ultimo tuttavia preferisce non dare indicazioni ai cittadini rimettendosi alla volontà popolare e ritenendo che sull'argomento e sulla complessa partita dell'energia ci sia «una gran confusione» sulle informazioni in possesso dei cittadini.

Sempre nel Pd, si schiera invece apertamente per il sì Gianguido D'Alberto, capogruppo in consiglio a Teramo, con argomentazioni che poggiano su temi ambientalisti e di sostenibilità per le nuove generazioni. Alle posizioni del sì aderiscono anche il presidente emerito della Regione Gianni Chiodi, il consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti e il deputato Giulio Sottanelli. Il sì per Gianni Chiodi è un fatto di coerenza: «Non sono contro lo sfruttamento delle risorse naturali oltre le 12 miglia, ma sono quello che fece cambiare la norma Prestigiacomo e per coerenza voto si». Gatti dichiara: «Sto studiando le carte perché voglio essere preparato e consapevole, ma mi sto orientando per il sì». Sottanelli per Abruzzo Civico ha detto: «Siamo orientati per il sì sia perché gli abruzzesi si sono espressi abbastanza chiaramente in materia di estrazioni petrolifere, con la lunga battaglia per fermare Ombrina mare, ma anche perché votare sì significa voler guardare al nostro futuro energetico in chiave 'green'».

Decisi sulle posizioni del no sono invece gli esponenti dell’Ncd, il consigliere regionale Giorgio D'Ignazio e il deputato Paolo Tancredi, che dice: «Si sta facendo una gran confusione e si strumentalizza il tema facendo leva su argomenti ambientalisti senza sapere che queste piattaforme non causano alcun inquinamento in mare. Invece si tace su altri problemi rilevanti, e davvero responsabili dell'inquinamento in mare, quali gli sversamenti e le cattive condizioni di depurazione».

Se si dovesse raggiungere il quorum per la validità della consultazione - il 50 per cento più uno - e i Sì dovessero vincere, le piattaforme attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa saranno eliminate una volta scaduta la concessione, anche in presenza di giacimenti non esauriti.

Marianna De Troia

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