I ristoratori: abbiamo investito in sicurezza ma ora siamo chiusi

3 Dicembre 2020

TERAMO. Non va certo meglio sulla costa teramana dove commercianti e ristoratori sollecitano risposte immediate pur nel rispetto delle norme che tutelino la salute e lamentano il fatto di essere...

TERAMO. Non va certo meglio sulla costa teramana dove commercianti e ristoratori sollecitano risposte immediate pur nel rispetto delle norme che tutelino la salute e lamentano il fatto di essere stati costretti a mettere il personale in cassa integrazione.
A Roseto protesta Marino Prosperi, titolare del negozio di articoli sportivi “Dimensione Sport”, che può vendere solo determinati prodotti. «Non ha senso restare aperti così», dice Prosperi, «le spese ci sono e in giro c’è poca gente. Non c’è economia se non c’è la salute. È un momento delicato e secondo me per risolvere il problema bisognava chiudere tutti due o tre mesi, com’è successo lo scorso marzo. C’è troppa confusione in giro». Luca Foschi, titolare insieme al fratello Francesco del ristorante “Bolla”, dice: «Siamo quasi a una situazione di stallo economico. Come si può andare avanti senza fatturare un euro? Noi soffriamo questa situazione come tanti altri. La nostra fortuna è che questa estate ci hanno permesso di lavorare e, avendo un ristorante e un locale all’aperto, abbiamo accumulato delle risorse con cui ora andiamo avanti. Io però mi chiedo, e chi non ha avuto questa possibilità come fa? E’ necessario pensare a qualcosa di concreto per salvare l’economia. Quest’anno è stato davvero tragico per tanti».
Anche a Giulianova la crisi nel campo della ristorazione si fa sentire. «I piccoli ristori da parte del governo sono insufficienti rispetto al fatturato solito di questo periodo che è assai più alto», racconta Eva Cicioni titolare di Osteria del Mare e bar Hera Hora , «d’altronde, se la situazione sanitaria è questa, che altro possiamo fare? Il momento è critico, lavorare in queste condizioni è solo una rimessa, ma capisco quali sono le priorità. Speriamo di poter riaprire a Natale, per far ripartire l’economia, sperando che la gente adotti un comportamento più responsabile». Anche Monia Di Filippo, titolare della trattoria Da Adele, dice: «I magri compensi che ci sono pervenuti dal governo ci aiutano a malapena a sopravvivere. Gran parte di questi soldi verranno spesi per pagare le tasse, anche se il Comune ci ha dato una mano per quel che poteva con la Tari. Il lockdown non ci fa vivere serenamente e non ci permette di programmare nulla. Abbiamo affrontato tante spese per l’adeguamento dell’attività commerciale alle nuove norme anti Covid e col solo asporto purtroppo non riusciamo a recuperare neanche quelle». A Silvi Mara Marcelli, titolare della trattoria “Mara e Peppe” di Silvi prima della pandemia ha investito tempo e denaro per allargare la propria attività di ristorazione ed ora si ritrova a lottare con un blocco totale di incassi. «Il futuro lo vedo nero», dice, «al mio investimento ci credevo moltissimo e ho fatto tutto in regola. Oggi sono con le spalle al muro. Molte regioni stanno tornando gialle e noi siamo ancora rossa. Il calo del fatturato è del 100% . Degli aiuti non abbiamo visto nulla. Sospendere le tasse non serve, ce le ritroveremo ad aprile. L’asporto a che pro? La gente ha paura e non esce. Noi commercianti abruzzesi siamo destinati a morire». Mauro Antrilli dell’ortofrutta “Palestini” a Pineto dice: «Dopo aver rispettato tutte le norme di sicurezza a tutela del personale e dei nostri clienti ci siamo organizzati per ricevere ordini sia al telefono sia on line. È cresciuto molto il mercato delle consegne a domicilio ed abbiamo anche potenziato il sistema per accettare i pagamenti con le carte (Paypal, Satispay). Abbiamo incentivato il pubblico a rivolgersi ai negozi di vicinato». Luigi Francia ad Atri ha uno bottega nel cuore del centro storico ed evidenzia come la mancanza di turisti e di feste locali incida notevolmente sul fatturato. Afferma: «Abbiamo un negozio che vende anche prodotti alimentari e lavoravamo molto bene con i visitatori e stranieri che venivano ad ammirare le bellezze della città. Adesso è tutto fermo. Unica soddisfazione è il reparto merceria che sta andando benino considerando che la gente si è rimessa a fare i ricami e le maglie stando chiusa in casa».
Ad Alba Adriatica l’emergenza sanitaria ha anche acuito le criticità di viale della Vittoria, che da tempo viveva già un lento declino. «Oramai in zona l’obiettivo è quello di non fallire prima dell’estate, quando si spera di poter recuperare», spiega Tonino Bigini, titolare di un pub tematico nel corso cittadino, aggiungendo: «La situazione è drammatica per le nostre attività, anche perché non sappiamo se e quando potremo ripartire. I pub, che solitamente si popolano di sera, verrebbero danneggiati anche dal coprifuoco. Bene i ristori statali». «Per Natale allestirò la vetrina con l’albero, ma non riaprirò durante le feste»: così Carlo Dezi, titolare di un negozio di articoli sportivi e nautici del lungomare di Tortoreto. «Siamo chiusi fin dall’entrata dell'Abruzzo nella zona arancione, perché il 95% dei nostri clienti viene da fuori i confini del comune e non aveva senso restare aperti», dice, «e poi tutti hanno il morale a terra, anche a causa della grande confusione che regna in questa fase. E’ la prima volta in 38 anni che decido di tenere chiuso il negozio in questo periodo dell’anno». A Martinsicuro Antonio Lattanzi titolare di un negozio di ottica dice: « Abbiamo avuto una perdita del 90% del fatturato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche in questa seconda ondata la situazione è critica». Ario Piunti, gommista dice: « La nostra azienda ha avuto una perdita in questo secondo periodo di pandemia che supera il 30%»
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