I ristoratori esasperati: «L’asporto non basta più»

7 Aprile 2021

A Pasqua volume d’affari discreto anche se inferiore a quello dell’anno scorso «Ma così non possiamo andare avanti, il Governo deve consentirci di riaprire»

TERAMO. Il pranzo pasquale d'asporto ha funzionato, ma meno dello scorso anno. Tanti teramani al menù completo hanno preferito l'acquisto di singole pietanze da integrare con i piatti cucinati a casa. I ristoratori si dicono moderatamente soddisfatti, ma nel contempo lamentano tutta la loro stanchezza per una situazione definita insostenibile. Tutti vogliono riaprire. Tutti vogliono tornare a lavorare, nel rispetto delle norme Covid. Mancano gli incassi, manca il contatto con il pubblico, manca l'essenza di un lavoro che significa accoglienza e condivisione.
Esasperati ma non arresi: questa la fotografia dei ristoratori teramani all'indomani di una festività che ha dato buoni risultati, che però «non possono bastare: l'asporto non è sufficiente a far vivere le attività e le famiglie che ci sono dietro. Non ci interessano neppure i ristori, anche perché sono pochi e tardivi. Vogliamo solo riaprire», dice Filomena Quaranta, titolare del ristorante Capolinea. Il suo è fra i tanti locali che per Pasqua ha offerto un ricco menù, da asporto e a domicilio, a prezzo contenuto. Molte le prenotazioni ma «meno dello scorso anno e con richieste mirate: diversi clienti ci hanno ordinato solo il timballo e noi li abbiamo accontentati», aggiunge l'imprenditrice che spera di poter al più presto riaprire i battenti «perché così non ce la facciamo più», conclude Quaranta.
La stessa insofferenza, nonostante gli affari pasquali siano andati bene, arriva da Marcello Schillaci, titolare della Cantina di Porta Romana: «È stata una Pasqua completamente diversa dalla scorsa. La maggior parte dei miei clienti ha preferito cucinare a casa e ordinare da me singole pietanze, in particolare piatti di più complessa preparazione come le mazzarelle e il timballo. Di timballi ne ho sfornati 150. L'anno scorso invece ho venduto quasi esclusivamente menù completi». Il cantiniere invoca la riapertura, rimproverando al Governo la scarsa considerazione per l'intero settore e il suo indotto. Riscontri positivi anche per quei locali che spiccano per la preparazione di pesce, come Cipria gastronomia di mare: «Abbiamo lavorato tanto: venerdì e sabato abbiamo avuto diversi ordini di pesce, mentre per il giorno di Pasqua abbiamo preparato anche un menù di carne. Non mi lamento di come è andata, ben consapevole che tutto questo è un'azione di ripiego», spiega il titolare Alessandro De Antoniis. Il Des Artistes invece non ha proposto un menù, ma ha lasciato ai clienti la libertà di scegliere fra le diverse preparazioni presenti in carta: «Abbiamo lavorato bene, diversi ordini, di certo non parliamo di grandi numeri», spiega il titolare Giulio Mercante, «un forte incremento lo abbiamo avuto sui vini, con richieste di bottiglie di qualità e etichette particolari».
Molti ristoranti hanno scelto di non lavorare a Pasquetta, giornata tradizionalmente dedicata alle grigliate alle quali i teramani non hanno voluto rinunciare attrezzando angoli barbecue in balcone o nei giardini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA