I rom denunciano Buonanno

8 Marzo 2015

La Fondazione Romanì e i Radicali contro l’europarlamentare della Lega

TERAMO. La Fondazione Romanì Italia (Fri) con il partito Radicale ha denunciato l’europarlamentare della Lega nord Gianluca Buonanno, che lo scorso 2 marzo durante la trasmissione “Piazza Pulita” di La7 ha dichiarato che «i rom, gli zingari, sono la feccia della società». A presentare le iniziative giudiziarie e politiche per tutelare la popolazione Romanì contro atti di discriminazione e razzismo, ieri mattina sono intervenuti Nazzareno Guarnieri, presidente della fondazione, l’avvocato Vincenzo Di Nanna, della giunta nazionale Radicali Italiani e segretario di Amnistia-Giustizia-Libertà (Agl) Abruzzo con il tesoriere di Agl Gabriella Antonacci. Per “Teramo Nostra”, invece, erano presenti il presidente Piero Chiarini e il direttore artistico Sandro Meralangelo. «Non esiste un’etnia che abbia una particolare inclinazione a commettere delitti. Esiste, però, il problema dell’emarginazione sociale. Tanto più è rilevante la segregazione, tanto più è alto il rischio che si vadano a violare regole di comportamento e a commettere reati», ha spiegato Di Nanna, che poi ha aggiunto, in relazione alle dichiarazioni dell’europarlamentare: «Si è rivolto non a pochi intimi, ma a milioni di telespettatori e ha voluto esprimere un messaggio politico di propaganda razziale». Stando ai dati “ufficiosi” raccolti dalle organizzazioni di volontariato, in tutta Italia sono presenti tra i 150 e i 170 mila rom e sinti mentre in Abruzzo sono circa 4500. «Stiamo lavorando con un’università di questo territorio per presentare una proposta di legge a livello nazionale per riconoscere la lingua romanes», ha specificato Guarnieri riguardo alle politiche di integrazione, «la fondazione Romanì proporrà anche una proposta di legge regionale affinché si riconosca la minoranza romanì sul territorio». Inoltre, all’università di Teramo dal 18 al 23 maggio si terrà un corso di formazione al quale prenderanno parte 10 studenti universitari rom per poter acquisire la qualifica di esperto di sviluppo delle comunità. «Il modello per gli interventi di sviluppo per la popolazione romanì è fallito. Questi progetti non hanno prodotto i benefici sperati, per un motivo ben preciso», ha concluso Guarnieri, «al loro interno mancava la presenza attiva e professionale dei rom, capaci di poter leggere i bisogni di quella comunità».

Chiara Di Giovannantonio

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