I sindacati: non annullate i 34 contratti

11 Agosto 2015

Guerra con l’Istituto zooprofilattico per la sorte dei tecnici laureati: «Così è peggio che licenziarli»

TERAMO. «L’annullamento è peggio dei licenziamenti». I sindacati e la Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) dell’istituto Zooprofilattico “G. Caporale” con questa motivazione si oppongono al ricorso per l’annullamento del contratto di 34 laureati in veterinaria, scienze biologiche e chimica assunti da sette anni come tecnici di laboratorio.

L’azione giudiziaria, avviata dai vertici dell’Istituo zooprofilattico davanti al giudice del lavoro e presentata come un provvedimento dovuto a tutela dei lavori, per le organizzazioni sindacali di categoria ha invece tutt’altra valenza. «È un gravissimo atto ostile contro dipendenti già pesantemente umiliati», si legge in una nota della Rsu e dei sindacati di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Fsi, «che vedono la loro vita professionale, personale e familiare praticamente congelata da anni a causa di una qualifica, inesistente nel contratto collettivo per la sanità, che non consente loro aspettativa alcuna».

Sindacati di categoria e Rsu, dunque, contestano la procedura che secondo i vertici dell’istituto sfocerebbe nella ricollocazione e stabilizzazione dei lavoratori, «che vengono tutt’oggi impiegati in importanti attività a livello nazionale e internazionale».

Secondo la rappresentanza sindacale unitaria, in particolare, il ricorso rappresenta il solito “traccheggiare” dell’attuale governance dell’istituto che «tampona anomalie amministrative nel peggior modo possibile, non tenendo conto delle conseguenze economiche e psicologiche per i colleghi interessati e dello sperpero di denaro pubblico utilizzato per il pagamento dei numerosi pareri, consulenze e mandati legali collegati a questa problematica».

Se fosse accolta la richiesta di nullità contrattuale, infatti, la posizione dei 34 dipendenti risulterebbe azzerata, con effetti retroattivi ben peggiori rispetto al licenziamento, sia per il prosieguo dell’attività lavorativa che ai fini pensionistici.

Insomma, la peggiore delle soluzioni a giudizio dei sindacati e della Rsu, che condannano l'immobilismo dei vertici dell’istituto e chiedono se davvero questa sia la strada migliore per i lavoratori e la salvaguardia del loro posto di lavoro.

«Sembra più un atto di autotutela sul proprio non-operato, piuttosto che la salvaguardia degli interessi dei 34 colleghi», osservano, «soprattutto perché avviene dopo le recenti denunce del consiglio di amministrazione del collegio dei revisori, nonché dopo che l'amministrazione, per ben tre anni, ha disatteso ogni richiesta d’intervento o tavolo di concertazione che rappresentanza sindacale unitaria, organizzazioni di categoria e diretti interessati hanno intentato per risolvere la problematica». (g.d.m.

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