I sindaci al commissario: più fondi e tecnici

27 Agosto 2019

Oggi la cabina di regia con Farabollini. D’Alberto: «Bisogna modificare il criterio di ripartizione delle risorse tra le regioni»

TERAMO. «Non vogliamo togliere nulla a nessuno, pretendiamo quello che ci spetta». I sindaci del cratere sismico abruzzese alzano la voce e mettono sotto pressione il commissario per la ricostruzione Piero Farabollini. In vista della cabina di regia per l’emergenza terremoto che sarà riunita oggi a Roma i primi cittadini, convocati ieri dal teramano Gianguido D’Alberto, tornano a chiedere con forza una ripartizione più equa delle risorse economiche e tecniche tra i territori colpiti dalle scosse a cavallo tra fine 2016 e inizio 2017. A cominciare dalla distribuzione tra Comuni e Usr delle quattro regioni ferite dal sisma dei 200 ingegneri assegnati tramite il decreto sblocca cantieri. «Un numero ridicolo, irrisorio», lo definisce il sindaco di Teramo che si traduce in una beffa applicando gli attuali criteri di suddivisione tra i territori che attribuiscono all’Abruzzo appena il 10 per cento di fondi e personale a disposizione.
Nella riunione di oggi, dunque, la delegazione di cui farà parte anche il governatore Marco Marsilio tenterà di far pesare, dopo l’esito nullo sul piano concreto dell’incontro della settimana scorsa con Farabollini, la posizione compatta e determinata dei sindaci del cratere abruzzese. A dare maggior forza all’istanza di revisione dei criteri distributivi delle risorse, secondo D’Alberto, è stata proprio la presenza ieri di tanti primi cittadini, compresi quelli di Montereale e Campotosto, non solo teramani quindi, sostenuti anche dalla partecipazione del direttore dell’Ufficio speciale la ricostruzione Vincenzo Rivera. «Questo conferma la piena convergenza delle posizioni», tiene a evidenziare il sindaco di Teramo, «e ci permette di rilanciare con ancora maggiore decisione». La cabina di regia, insomma, sarà chiamata a dare una risposta inequivoca su due questioni. «Il numero irrisorio dei tecnici da assegnare va assolutamente rimpinguato», spiega D’Alberto, «e bisogna modificare il criterio di ripartizione tra le regioni». Sono questi due passaggi fondamentali per dare concretezza alla volontà dei Comuni di assumere sotto la propria gestione dirette le funzioni relative alla cosiddetta ricostruzione leggera, che abbraccia gli edifici inagibili classificati B e C dalla Protezione civile, dunque con danni non gravissimi e riparabili più celermente degli altri.
L’Abruzzo, comunque, vuole contare di più nella distribuzione delle risorse. «Non si tratta di solidarietà o di farci un piacere», chiarisce D’Alberto, «ma di applicare un diritto». Per il primo cittadino teramano «è insostenibile che a tre anni dal sisma sia adottato un criterio presuntivo di ripartizione delle risorse che attribuisce all’Abruzzo solo il 10 per cento». In base al numero degli sfollati e ad altri dati dell’emergenza al cratere abruzzese spetterebbe quasi il doppio. «Il richiamo al fabbisogno specifico dei territori è scritto nella legge», fa notare, «non ce lo stiamo inventando noi». Ne devono essere convinte, però, anche le altre regioni, che già la settimana scorsa hanno nicchiato non poco di fronte alle rimostranze dell’Abruzzo. «Se non si trova l’accordo», avverte D’Alberto, «dovrà essere il commissario a decidere». Il suo ruolo, a detta del primo cittadino teramano, è anche quello di interpretare la norma nel senso voluto dalla delegazione abruzzese.
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