I sindaci: «Il cratere sismico va rivisto»

Dal tavolo istituzionale per la ricostruzione parte un nuovo appello al governo: c’è bisogno di personale e norme efficaci
TERAMO. «Il cratere sismico teramano è sottovalutato, va rivisto». A rilanciare l’allarme sulla lentezza della ricostruzione e la scarsa efficacia delle norme che la disciplinano sono i sindaci seduti al tavolo del comitato istituzionale per le aree colpite dai terremoti a cavallo tra 2017 e 2016. Di fronte al presidente reggente della Regione Giovanni Lolli e al direttore dell’ufficio speciale Marcello D’Alberto, i primi cittadini tornano alla carica per imprimere un cambio di passo alla procedure che, nonostante polemiche già sollevate e conseguenti impegni, finora non si è visto. Anzi, l’avvento del nuovo governo e l’esaurimento del mandato da commissario di Paola De Micheli rischia di accentuare l’incertezza.
«Non è chiaro ancora chi la sostituirà», sottolinea il primo cittadino teramano Gianguido D’Alberto, «né quali saranno le strategie governative sulla ricostruzione». Per questo, alla prossima riunione del comitato che si terrà a metà ottobre, saranno invitati a partecipare anche i parlamentari abruzzesi. Da loro i sindaci si aspettano una spinta, anche sull’onda del cosiddetto “decreto Genova” per gestire l’emergenza dopo il crollo del ponte Morandi, verso quell’accelerazione che permetterebbe di dare concretezza alle procedure per il ripristino di edifici privati e pubblici resi inagibili dal sisma. Tra i nodi ancora da sciogliere c’è quello del personale che gestisce le pratiche. «Il dato positivo è che l’Ater potrà impegnare i tecnici di Abruzzo Engineering», fa sapere il sindaco, «ma, al di là delle contestazioni e degli impegni presi, i dipendenti dell’Usr restano 29, la metà di quelli necessari». Il fatto che poco si muova rispetto alla situazione critica più volte denunciata dagli amministratori locali è considerato preoccupante dal primo cittadino teramano. «Per snellire le procedure c’è l’intenzione di affidare le istruttoria sulla ricostruzione leggera, relativa a inagibilità con esito B, direttamente ai Comuni», fa notare D’Alberto, «ma senza personale in numero sufficiente rischiamo di cadere dalla padella nella brace». Nel caso di Teramo l’amministrazione al momento può contare, per le pratiche post sisma, su due collaboratori a tempo determinato. Ne sono previsti quattro, ma gli altri hanno lasciato l’ufficio e non sono stati sostituiti. «Quelli che restano hanno il contratto in scadenza a fine dicembre», osserva il sindaco, «ed è dunque necessario per noi e per gli altri Comuni interessati che ci siano certezze sul prolungamento degli incarichi e il potenziamento del personale». Solo l’ufficio teramano si ritrova già 750 pratiche catalogate come “ricostruzione leggera”, per cui a detta di D’Alberto ci vorrebbero anni per smaltirle con i collaboratori attualmente a disposizione. «È chiaro che così la situazione non può che destare preoccupazione sull’effettiva capacità di risposta all’emergenza», rileva il sindaco. Nel limbo resta anche il recupero degli edifici pubblici. «Non è ancora chiaro», conclude D’Alberto, «chi sarà il soggetto attuatore».
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