I sindaci: pronti a “marciare” su Roma

D’Alberto: «I nostri emendamenti devono essere accolti subito». Duro il presidente Marsilio: «Il decreto va riscritto»
TERAMO. «Se i nostri emendamenti non saranno accolti subito siamo già pronti, come sindaci, a spostare la mobilitazione a Roma e ad andare in piazza con le fasce per una manifestazione istituzionale». Il sindaco di Teramo e presidente Anci Abruzzo Gianguido D’Alberto non usa mezzi termini e dopo la riunione in Provincia del comitato istituzionale per il sisma 2016, che ha visto anche la protesta di due sfollati che hanno manifestato fuori l’ingresso della sala consiliare, sottolinea come i primi cittadini dei comuni del cratere siano pronti, se inascoltati, ad alzare il livello della mobilitazione.
Sul tavolo gli emendamenti che i sindaci, attraverso l’Anci, si preparano a proporre a un decreto che di fatto scontenta tutti. «L’unica nota positiva è che per la prima volta c’è un decreto dedicato al cratere sismico del centro Italia 2016-2017», commenta D’Alberto, «e che al di là della solidarietà istituzionale, anche con l’inserimento di norme per gli altri crateri, deve mantenere la sua centralità. Per il resto bisogna concentrarsi su pochi ma importanti punti, a partire dalla proroga, almeno triennale, dello stato di emergenza». Gli altri emendamenti riguarderanno la richiesta di maggiori unità di personale, la previsione di agevolazioni fiscali e tributarie per le attività esistenti e future, norme per una vera semplificazione della ricostruzione pubblica. «Chiederemo anche una norma specifica per l’edilizia residenziale pubblica», continua D’Alberto, «e l’eliminazione del divieto di cumulo tra i contributi per la ricostruzione pubblica e i proventi da assicurazioni per danni da sisma». Sul tavolo anche la questione, inserita nello sblocca-cantieri e confermata dall’attuale decreto, di uno stanziamento di cinque milioni di euro per la manutenzione straordinaria delle strade nei comuni del cratere. Stanziamento dedicato però ai Comuni sopra i 30mila abitanti. Un limite, quest’ultimo, che l’Anci chiederà di eliminare. Anche perché, come sottolineato dal presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, in questo modo si rischierebbe di creare un cratere nel cratere, discriminando i comuni più piccoli. «I tre anni passati inutilmente non ce li restituisce nessuno», commenta Di Bonaventura, «e non riesco a capire perché non possiamo fare riferimento al modello adottato all’Aquila dovendo ogni volta ricontrattare questioni che paiono assodate». La stesso ente guidato da Di Bonaventura ha presentato un emendamento affinché le Province possano avere maggiore personale da dedicare alle pratiche del terremoto, così come avviene per i Comuni. Duro anche l’intervento del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio. «Bisogna riscrivere questo decreto perché contiene poche norme, striminzite, che riguardano solo il sisma che ha colpito il centro Italia nel 2016», commenta, «bisogna introdurre norme anche per gli altri eventi, a cominciare dal terremoto dell’Aquila del 2009». Il prossimo appuntamento è per il 5 e il 6 novembre, quando sindaci e presidente della Regione saranno in audizione alla Camera.
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