I sindaci: «Quei giorni impossibili»

D’Alonzo: «Dolore che si rinnova». Di Marco: «Si lavorava 24 ore senza dormire»
TERAMO . Giorni di paura, emergenza e impegno estenuante, senza sosta. Nelle parole dei sindaci che affrontarono la nevicata epocale e terremoti a ripetizione riecheggia la tensione di momenti che la memoria non può cancellare.
«Il dolore si rinnova ogni anno per le vittime di quei giorni», sottolinea il primo cittadino di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo, «come amministratori possiamo solo impegnarci sempre al massimo per garantire la presenza sul territorio nelle situazioni di emergenza». Intenso anche il ricordo dell’allora sindaco di Castellalto Vincenzo Di Marco.
«In quei tre giorni tutto era tremendamente difficile e impossibile», racconta, «ti accorgi in cosa davvero significa essere amministratore pubblico. Senti, senza sentire, la voce di tutti i tuoi cittadini che hanno bisogno di un segnale forte e inizi senza fermarti e senza dormire, insieme ai tuoi collaboratori, un'attività incessante. Fai percepire, anche quando tu sei nello sconforto più totale, che ce la si può fare. Raggiungi un posto ancora collegato per miracolo da una linea telefonica e per 24 ore al giorno macini lavoro in emergenza, tra telefonate e giri in macchina, quando le strade iniziano a essere riaperte. Chiedi da un lato pazienza a tutti (a volte non ottenendola) e dall'altro attingi da tutta la tua esperienza vissuta per cercare di produrre fatti concreti. Devi rimanere saldo e fermo anche quando arrivano le segnalazioni e le richieste di soccorso sanitario gravi, o se sta finendo alle 2 di notte il carburante di un generatore a cui è collegata una macchina salvavita o nel rifornire il diesel per una tenso-struttura che sta per collassare, dove all'interno ci sono anziani radunati per la paura delle scosse da terremoto. Un lavoro che fai insieme a tanti colleghi e dipendenti dell’ente, volontari e cittadini, che vivono con te la drammaticità del momento, con le forze dell'ordine, le istituzioni sovra comunali, le società di gestione dei servizi, le forze del volontariato e della Protezione civile».
Una testimonianza simile a quella di Diego Di Bonaventura, sindaco di Notaresco e presidente della Provincia. «Il nostro comune sommerso di neve. Senza elettricità già da giorni, con famiglie sfollate e con la combinazione di un terremoto. Devastate strade, case e opifici industriali, artigianale e commerciali», ricorda, «ci siamo rialzati, come sempre il nostro popolo forte e gentile sa fare. Portiamo ancora le cicatrici di allora». (g.d.m.)

