I supplenti: «Siamo stanchi del precariato»

28 Agosto 2014

Scuola, i docenti teramani in attesa delle nomine guardano con timore alle proposte del ministro

TERAMO. Appesi costantemente a un filo, e a questo ormai ci sono abituati, ma ora con una spada di Damocle in più sulla testa. Gli insegnanti precari vivono così la vigilia del consiglio dei ministri in cui il premier Matteo Renzi e il ministro dell’istruzione Stefania Giannini presenteranno le linee guida sulla scuola. Per ora non si parla di disegni di legge o decreti, ma di una serie di indicazioni su quello che sarà il sistema scolastico italiano del futuro. Lo spauracchio per molti è la proposta choc lanciata dalla Giannini al meeting di Comunione e liberazione a Rimini: le supplenze vanno eliminate. Il «come» è ancora incerto – tra le indiscrezioni c’è il passaggio all’organico funzionale di rete per poli scolastici – ma l’ipotesi fa paura a chi, supplenza dopo supplenza, un posto di lavoro lo mette insieme durante l’anno.

VITE DA PRECARI. «Per me significa un’occasione in meno, di certo non si cancella il precariato dalla scuola», dice Daniela Angeloni, insegnante di sostegno e precaria da quattro anni. Mentre si discute della riforma, per Daniela e gli altri colleghi questi sono giorni di fibrillazione per le nomine, in vista della ripresa delle lezioni: «Si spera ci siano posti», aggiunge, «il problema vero è che anche la vita diventa precaria». «Spaventa un po’ tutto, ci bombardano di informazioni e poi non si sa niente di sicuro», le fa eco Hélène Mattei, insegnante di conversazione francese con 14 anni di precariato alle spalle. «Se tolgono le supplenze mettono alle porte molte persone», continua Monia, insegnante precaria di filosofia e storia. «Se passasse l’idea dell’organico funzionale», prosegue, «ci sarebbe la continuità didattica ma il timore è che si torni alle assunzioni dirette da parte dei dirigenti con un potere discrezionale enorme». Sulla stessa scia Dalia Collevecchio, docente di filosofia e storia e al settimo anno di precariato: «Si portano avanti i tagli della riforma Gelmini invece di rilanciare la scuola pubblica, si dovrebbe procedere con i pensionamenti a 62 anni e liberare posti per chi è in graduatoria».

DIRIGENTI E SINDACATI. I dubbi sulla proposta arrivano anche da chi un posto sicuro ce l’ha già. «Il messaggio è equivoco, tagliare le supplenze brevi sarebbe una follia», spiega Monica Di Marcello, insegnante di ruolo alla primaria del Convitto «Dèlfico». L’attesa per il cdm di domani è forte anche per dirigenti scolastici e sindacati. «Mi auguro non rivoluzionino la scuola senza impiegare risorse», è la posizione di Loredana Di Giampaolo del classico «Dèlfico», «se i docenti devono lavorare in modo diverso, servono riconoscimenti economici e di carriera».

«Le supplenze sono una croce anche per noi», aggiunge Stefania Nardini dell’Itis «Alessandrini», «il sistema va rivisto, sono d’accordo se si parte dal merito». «Aspetto venerdì», chiude Lucia De Luca della Fp-Cgil, «per la scuola questi sono giorni di fuoco per le immissioni in ruolo, in provincia di Teramo quest’anno ne avremo 31, fino alle superiori. I tagli si fanno sentire soprattutto per le superiori, per alcune classi non ci saranno posti. Va meglio solo per il sostegno».

Fabio Marini

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