I teramani del Pd vogliono D’Alberto

Appello al partito per schierarsi con l’alleanza civica dell’ex capogruppo, ma la dirigenza insiste: referendum con Cavallari
TERAMO. I teramani del Pd insistono per far tornare in corsa Gianguido D’Alberto come candidato sindaco di coalizione. Gli ex consiglieri comunali e alcuni degli esponenti cittadini del partito, quasi tutti appartenenti alla minoranza interna post congressuale, puntano sull’ex capogruppo Dem, fuoriuscito per abbracciare il progetto civico, come punto di riferimento di un’alleanza che possa competere nelle elezioni del 10 giugno. Lo hanno messo nero su bianco nel documento che ieri Manola Di Pasquale, in rappresentanza dell’area teramana, ha portato all’attenzione del segretario regionale Marco Rapino, affiancato dall’assessore Silvio Paolucci nella riunione in cui sono stati esaminati gli scenari in vista delle prossime comunali. All’incontro erano presenti l’assessore regionale Dino Pepe, i consiglieri Luciano Monticelli e Sandro Mariani, quest’ultimo anche in veste di commissario dell’Unione comunale, il segretario provinciale Gabriele Minosse e Renzo Di Sabatino, presidente della Provincia a cui il partito nelle settimane scorse ha affidato un incarico esplorativo per ricomporre i pezzi del centrosinistra in chiave elettorale.
A loro Manola Di Pasquale ha ribadito la necessità di trovare una soluzione il più possibile unitaria, che eviti l’inesorabile tracollo qualora la coalizione arrivasse divisa alle elezioni. Per superare lo scetticismo della dirigenza Dem nei confronti di D’Alberto, al quale si imputa una scarsa apertura nei confronti del partito e il rifiuto di affrontare le primarie, è arrivata anche una presa di posizione da parte di iscritti e militanti del Pd che sono già schierati con il comitato civico creato a sostegno dell’ex capogruppo. Si tratta, in sostanza, di un appello a unire le forze. Nel documento, inoltrato da Enzo Scalone, esponente storico della sinistra cittadina, si ripercorrono le tumultuose vicende che nel 2014 portarono Giovanni Cavallari a rinunciare alla candidatura già decisa e un anno e mezzo fa lo stesso D’Alberto a lasciare i Dem in quanto «disconosciuto» dalla dirigenza. Non è però il momento delle recriminazioni, avvertono militanti e iscritti che hanno aderito al comitato “pro Gianguido”: «Bisogna guardare avanti, superare le incomprensioni e cercare la migliore soluzione per riportare il Pd e il centrosinistra al governo della città». L’invito, dunque, è all’unità auspicata per primo da D’Alberto che, a detta dei suoi sostenitori Dem, «non si è mai sentito distante» dal partito con cui era stato eletto in Comune quattro anni fa. «Con queste premesse noi iscritti ed elettori del Pd siamo con lui in questa battaglia elettorale», fermano, «per riportare il centrosinistra e il Pd, insieme alle forze civiche, al governo della città». La città ha bisogno dei Dem alla guida, viene sottolineato ancora nel documento, per cui l’appello al partito è di «vincere le ultime resistenze e ad unirsi a Gianguido».
Inutile sarebbe rincorrere il «falso mito del solo contro tutti», così come perseguire «indigeribili alleanze con settori della vecchia politica, alle quali siamo nettamente contrari» e che provengono da «livelli superiori» nel caso di “Civica popolare” di Paolo Tancredi. Resta, però, il fatto che la dirigenza del partito ritiene indispensabile che l’eventuale convergenza sia sottoposta a una consultazione preventiva della base finora non condivisa da D’Alberto. Se non saranno le primarie ufficiali di coalizione, per le quali non c’è tempo, si tratterebbe comunque di organizzare una sorta di referendum tra iscritti e simpatizzanti. D’Alberto, in sostanza, deve accettare il confronto con Cavallari già pronto alle primarie e che sabato 21 darà il via alla campagna da candidato sindaco.
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