Idra Q, braccio di ferro tra i giudici del Gambia

18 Maggio 2015

Non si sblocca la situazione della nave forse a causa di contrasti fra il tribunale ordinario e l’Alta corte

MARTINSICURO. Le ultime notizie che rimbalzano dal Gambia dicono che le sorti del motopesca Idra Q., con tre italiani a bordo, sono legate ad un braccio di ferro tutto interno alla magistratura dello stato africano. Ci sarebbero frizioni tra l’Alta corte che ha disposto il dissequestro dello scafo, e la giustizia locale che non intente dare seguito alla sentenza. Il tribunale di Banjul, la capitale, sembra che abbia chiesto un altro processo con sanzioni pecunarie più pesanti e, addirittura, il sequestro e la confisca del pescato che si trova congelato all’interno della barca. Una diatriba sulle competenze che indica come sia difficile anche la situazione politica nella piccola nazione dell’Africa Occidentale. Ex colonia inglese, il Gambia ha ottenuto l’indipendenza nel 1965 e ha fatto parte del Commonwealth britannico fino al 2013. Nell’Alta corte l'influenza inglese è ancora forte visto che ci sono ancora giudici del Commonwealth. Forse per questo motivo la giustizia ordinaria è restia nel rispettare le decisioni dell’Alta corte. Un braccio di ferro che vede la Idra Q., la Italfish, società armatrice con sede a Martinsicuro, e l'intero equipaggio con tre italiani a bordo – il capitano Sandro De Simone di Silvi, il motorista Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto e il nostromo Vincenzino Mora di Martinsicuro – protagonisti involontari di una querelle tutta interna al Gambia.

Sul fronte politico c’è da registrare anche l'impegno preso dell'onorevole Nicodemo Oliveiro, capogruppo Pd in commissione agricoltura, nel corso di un convegno tenutosi a Pescara. «Lavoreremo immediatamente», ha detto, «per presentare una mozione con la quale si impegna il Governo ad attivarsi con urgenza affinché l’imbarcazione sequestrata in Gambia venga rilasciata e siano tutelati i pescatori».

Sandro Di Stanislao

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