Il Cai ricorda De Luca e Sabbatini, i due big scomparsi

30 Dicembre 2014

TERAMO. Il Club alpino italiano di Teramo ricorda Enrico De Luca e Pino Sabbatini, due protagonisti indiscussi della storia dell’alpinismo sul Gran Sasso, venuti a mancare nel corso del 2014. Lo fa...

TERAMO. Il Club alpino italiano di Teramo ricorda Enrico De Luca e Pino Sabbatini, due protagonisti indiscussi della storia dell’alpinismo sul Gran Sasso, venuti a mancare nel corso del 2014. Lo fa con una lettera firmata dal presidente della sezione, Luigi De Angelis, in cui si ripercorrono non solo i traguardi raggiunti dai due alpinisti ma soprattutto i momenti condivisi.

«Enrico, “Erriquez” come i più affezionati lo chiamavano, la cui esistenza ha avuto come fulcro il paese di Pietracamela e le sue rocce calcaree. Aveva un carattere riservato, paziente, determinato e queste sue indubbie qualità, alimentando la storia degli “Aquilotti del gran sasso”, lo hanno portato ad aprire tra gli anni ’70 e ’80 decine di vie sul Corno Grande e sul Corno Piccolo», scrive De Angelis, che aggiunge: «È stato anche infaticabile soccorritore. Anche negli interventi più rischiosi e difficili chi operava con lui era tranquillo per questa sua capacità di decidere e trasmettere sicurezza con il semplice sguardo e non sprecando inutili parole». Enrico De Luca, scomparso dopo una lunga malattia il 2 giugno scorso all’età di 60 anni, ne aveva trascorsi più di 40 ad aprire vie tra le cime del “Gigante che dorme” e nel Soccorso alpino.

«Pino (Sabbatini, ndr), come Enrico, ha trovato il suo campo d’azione sul Gran Sasso dove, dalla seconda metà degli anni ’80, ha intrapreso un’intensa attività alpinistica. È stato, come Enrico, capo della stazione di Teramo del soccorso alpino», continua De Angelis, «ruolo che gli era stato riconfermato proprio pochissimi giorni prima della scomparsa. Il suo era un carattere estroverso e sorridente. Sempre pronto a vivere con gli amici momenti di allegra convivialità, era certamente un trascinatore, riusciva a coinvolgere nell’arrampicata come nello sci-alpinismo, nelle salite su ghiaccio come nella mountain-bike».

Le parole che chiudono la lettera con cui vengono ricordati i due soci sono piene di significato: «Enrico e Pino, alpinisti e guide alpine, con la loro personalità hanno espresso modi differenti di interpretare la montagna, arricchendola con continuità di significati. Il vuoto lasciato dalla loro scomparsa può essere in parte colmato seguendone l’esempio di amore e dedizione, di competenza e leggerezza, patrimoni da conservare nel loro intenso ricordo».

Chiara Di Giovannantonio

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