Il cantoniere: «Soldi a mia insaputa»

21 Giugno 2018

Il dipendente Anas accusato di aver intascato mazzette da alcuni imprenditori : «Non sapevo cosa ci fosse nella busta»

TERAMO. La busta con 300 euro lasciata nella sua auto da un imprenditore? «Non sapevo ci fossero soldi, è stata una sua iniziativa perchè io non ho mai chiesto niente. Quando l’ho aperta ho ritenuto che la somma fosse davvero eccessiva». Nega di aver preso mazzette «perchè sono regolarmente stipendiato e ho sempre rappresentato l’Anas in maniera onorevole e onorata». Basta meno di un’ora per rispondere alle domande del pm nell’aula in cui è imputato per concussione.
Giovanni Di Luca, 59enne capo cantoniere sorvegliante dell' Anas (difeso dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Stefano Franchi) ai giudici dice «come la realtà sia un’altra cosa e non quella di cui mi accusano perchè io ho la mia immagine da difendere e quella dell’Anas». Società, quest’ultima, che nel processo non si è costituita parte civile. Secondo le accuse messe insieme dal pm Luca Sciarretta il cantoniere sorvegliante, in qualità di incaricato di pubblico servizio, si sarebbe fatto consegnare dei soldi da alcuni imprenditori che avevano chiesto dei permessi all’Anas per accessi o installazione di insegne sul tratto teramano dell’Adriatica per cui l’uomo era competente.
Un sistema, sostiene l’accusa, conosciuto da tantissimi ma denunciato solo da uno: quell’imprenditore che prima va alla tenenza della guardia di finanza di Nereto per raccontare e poi si presenta microfonato all’incontro per la consegna di una tangente da 500 euro, incontro che viene filmato e che diventa uno dei principali atti d’accusa.
Così lo racconta Di Luca in aula: «Nella busta che mi è stata consegnata non c’erano soldi ma solo documenti per la pratica, in particolare la ricevuta del versamento fatto per il sopralluogo necessario. Mai ho fatto intendere che servivano dei soldi per velocizzare la pratica. Io non ho potere decisionale per nessuna pratica». Conclude deicendo come, per sanare vecchie questioni familiari prima che l’Anas gli sospendesse la retribuzione per questa vicenda, il suo stipendio fosse gravato da una cessione del quinto per far fronte ad un prestito preso. Prima del suo esame le audizioni di altri due imprenditori davanti al collegio presieduto da Sergio Umbriano (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei). A cominciare dall’imprenditore di 300 euro, il titolare di un night-club che lo aveva chiamato per chiedergli informazioni sulla sistemazione di un’insegna. «Lui personalmente non mi ha chiesto niente», dice, «quei soldi li ho dati perchè chi mi aveva messo in contatto con di Luca mi aveva chiaramente fatto capire che poi ci voleva una ricompensa, un ringraziamento. Ho invitato Di Luca a trascorrere una serata nel locale ma lui mi ha detto di no perchè aveva famiglia. Allora ho pensato ai soldi e io ho deciso il quantum». Dopo di lui il titolare di un bar che racconta di aver dato 50 euro a Di Luca come ringraziamento per averlo aiutato a fare la domanda per l’installazione di una insegna. Per la cronaca domanda respinta «dopo che avevo già fatto fare, pagato e installato l’insegna dopo che lui mi aveva assicurato che la pratica sarebbe stata accolta». Si torna in aula a luglio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA