Il Carnevale morto si fa beffe del contagio

Montorio, il virus è stato il tema principale del tradizionale corteo carnevalesco. Ospite ’Nduccio
MONTORIO. Si è rinnovato ieri sera a Montorio al Vomano il funerale del Carnevale morto, festosa tradizione ormai centenaria. Il vento forte e la paura del contagio non hanno bloccato la partecipazione di un vasto pubblico e il coronavirus, insieme alle vicende politiche locali, è stato il protagonista della satira del prete, interpretato da Vincenzo Macedone, e dell’ospite d’eccezione, il comico abruzzese N’Duccio. Entrambi hanno cercato di consolare la vedova interpretata da Luigi Falconi, mentre il carnevale morto era interpretato da Luigi D’Agostino. Il corteo funebre e il seguito di maschere in lacrime hanno animato al suono della banda il centro storico per poi approdare al chiostro degli Zoccolanti dove sono stati offerti castagnole e vin brulè. «Abbiamo attribuito agli anni Venti del secolo scorso la nascita del Carnevale morto a opera di alcuni studenti universitari montoriesi perché da allora siamo riusciti a reperire testimonianze», spiega il direttore artistico Macedone. «Non sappiamo se un’usanza ereditata dal Regno di Napoli», aggiunge, «ma abbiamo scoperto che si festeggiava anche a San Pietro di Isola ed è oscura la contaminazione tra i due paesi. Inizialmente si festeggiava con il Carnevale morto che girava su di un asino impartendo benedizioni con un bastone dal quale pendeva un pezzo di baccalà e facendo satira contro il regime fascista, tanto che negli anni successivi ne subì la censura». La manifestazione ha avuto regolarità nel tempo resistendo in alcune edizioni a limitazioni alla satira e cambiando nella forma, con la simulazione di un vero e proprio funerale e con l’abolizione dell'utilizzo di alcuni simboli religiosi come la croce dopo una denuncia per vilipendio alla religione di Stato. «Negli anni '50», dice ancora Macedone, «ci fu una denuncia per degli apprezzamenti fatti a una donna procace e negli anni '70 il corteo dopo aver sfilato a Montorio sfilò per il corso di Teramo senza autorizzazione e tutti i figuranti furono portati in questura».
Adele Di Feliciantonio
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