«Il caso Castrum e il processo normale»

9 Ottobre 2019

L’avvocato Lettieri, difensore degli imprenditori Scarafoni: «È come se avessero intercettato per 15 anni»

TERAMO. L’avvocato Gennaro Lettieri, difensore di tre imputati nel processo Castrum, interviene sull’argomento:
«Mi ha colpito l’incipit della requisitoria laddove il pm ha ritenuto di dover esordire affermando che questo è “un processo normale, in cui sono state rispettate le garanzie difensive, con 20 udienze, con l’escussione di circa 100 persone, tra testi, consulenti tecnici e imputati”. Per i difensori tutti i processi dovrebbero essere normali, perché la sede dibattimentale è l’unico luogo in cui è davvero consentito addurre le ragioni degli imputati, anche se troppo spesso quando si perviene al dibattimento, quelle ragioni sono state già umiliate da quel perverso e distorto intreccio tra attività di indagine e informazione, che ben conosciamo. Ma con riferimento al procedimento ed al processo Castrum, non può sfuggire ad alcuno lo spiegamento di tempo e di risorse umane ed economiche, alimentato dal clamore mediatico, naturalmente amplificato dagli arresti.
INTERCETTAZIONI. Innanzitutto le intercettazioni telefoniche. Ogni singola conversazione telefonica, ambientale, per messaggio, viene riportata nel brogliaccio. I progressivi registrati nel nostro processo sono 3883067 ed è risultato che vi sono state intercettazioni per 594 giorni; dividendo tale dato per 365 giorni annui, abbiamo avuto 15 anni di intercettazioni. Seguendo questa linea, si è affermato che il processo normale altro non è che un processo di intercettazioni e che il contenuto di quelle intercettazioni ha consentito di accertare tutto quello che “c’era dietro”. In tal modo si è ignorata la preziosa consulenza tecnica predisposta e rassegnata dai difensori, che ha evidenziato errori di interpretazione, errori di traduzione, errori di comprensione, errori di avvicendamento del turno. Per le oltre 300.000 telefonate ne sono state trascritte appena 600 (poche), il che non ha inciso sulle molteplici criticità rilevate dal nostro consulente:mancanza di fedeltà;molte delle frasi dette dal parlatore sono citazioni o frasi dette da altri e ripetute nella conversazione; mancanza o uso errato della punteggiatura e delle virgolette; errata trascrizione delle espressioni dialettali; errori di attribuzione all’interlocutore. Mancano, ad avviso dei difensori nelle trascrizioni, attendibilità, fedeltà e linearità. In ogni caso in un processo normale le intercettazioni sono prove indiziarie e prove deboli.
GLI INDIZI. Gli indizi devono essere certi, gravi e convergenti. L’accusa ha preferito bandire gran parte delle testimonianze e soprattutto dei consulenti, il principale dei quali, è stato chiamato a ricostruire la contabilità dei lavori presso un edificio confondendo la contabilità a corpo con quella a misura e si è poi misurato con il deflusso delle acque sotterranee optando, a seconda dei casi, per il deflusso nelle acque chiare e nelle acque nere. Il processo normale è diventato così un particolare microcosmo nel quale le “prove deboli” hanno finito per privilegiare l’accusa. Basterà rammentare che nelle migliaia e migliaia di carte che compongono il processo, nelle innumerevoli intercettazioni non si è riusciti ad individuare una sola gara d’appalto che fosse truccata. Ma d’altra parte Castrum, id est Giulianova (forse personaggi istituzionali avrebbero dovuto intervenire sul punto) non è mai stato luogo di corruttela né tantomeno di malaffare, anzi alle nostre spalle si ergono figure di amministratori qualificati, di sindaci indimenticabili, esempio di trasparenza e linearità che hanno fatto la storia della nostra provincia.
Il processo normale finisce qui, altri giudici valuteranno le nostre “prove deboli”. Anche il viaggio finisce qui: nelle cure meschine che dividono l’anima che non sa più dare un grido. Va però solo rammentato a noi stessi che il diritto penale è diritto della libertà ed è chiaro che la sua sorte e la sua qualità non sono slegate dalle condizioni della società in cui viviamo. Il diritto penale coincide con la vita e il suo radicale valore di umanità perché non c’è più misura per nulla se la vita non è la misura».
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