Il caso Marini agita la politica rosetana

23 Gennaio 2015

Tutti lo elogiano, secondo le opposizioni le due dimissioni segnano la crisi della giunta Pavone

ROSETO. Tutti elogiano Gianfranco Marini. All’indomani delle dimissioni del “grande vecchio” della politica rosetana, i rappresentanti dei vari gruppi politici presenti in consiglio comunale, sia di maggioranza che di opposizione, sono unanimi nel riconoscere le doti amministrative di Marini, apprezzandone la decisione di uscire di scena per incompatibilità con l’attuale maggioranza.

«Si è trattato di un atto sofferto ma di grande responsabilità», ha sottolineato l’onorevole Giulio Sottanelli di Abruzzo Civico, «l’attuale maggioranza perde un pezzo fondamentale come Marini, del quale conosco il pragmatismo amministrativo visto che l’ho avuto compagno di viaggio nella stessa giunta». Molti si sono soffermati sulle parole pronunciate dal consigliere dimissionario, in alcuni passaggi molto dure contro l’attuale maggioranza. «Le parole di Marini meritano attenzione da parte di tutti i cittadini, che siano essi impegnati in politica o meno», afferma infatti Mario Nugnes, segretario di Abruzzo Civico, «nel proprio intervento l’ex consigliere di maggioranza fa riferimento all’inadeguatezza di chi oggi ricopre ruoli di riferimento per la città e a un’attività politica svolta con rancore, volta ad annunciare e ad appropriarsi di progetti e idee altrui, rinnegando paradossalmente il passato». Per lo steso gruppo, il consigliere comunale Flaviano De Vincentiis afferma: «Desideroso di un forte cambiamento politico, Marini non ha trovato nell’amministrazione Pavone e nei suoi stessi compagni di partito quel rinnovamento di cui la città aveva bisogno».

«“Sono rimasto amareggiato per il gesto di Marini», è il commento di Attilio Dezi di Roseto tricolore, «le dimissioni da parte di un politico navigato come lui non possono che suscitare dubbi e domande che solo gli eventi futuri e il tempo credo chiariranno». «Di questi tempi», dice Michele Nuzzo di Obiettivo comune, »«il gesto di Marini rappresenta un esempio di rettitudine che dovrebbe far riflettere tutti, soprattutto i suoi alleati e, in primo luogo, il sindaco che, a nostro parere, anziché preoccuparsi dell’autoreferenzialità e delle sdolcinature comiziali con ringraziamenti tanto smielati quanto interessati, dovrebbe porsi una domanda semplicissima e trarne le conseguenze. Ma per nostra sfortuna non ne è capace». «L’esperienza politica del centrodestra rosetano è giunta ormai al tramonto», è il parere di Teresa Ginoble del Pd, «perché è stata un fallimento sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello politico. Le parole di circostanza usate dal sindaco e dalla maggioranza a commento delle dimissioni di Marini denotano la debolezza politica, ma soprattutto la consapevolezza del fallimento del proprio mandato e non hanno nascosto l’imbarazzo e l’irritazione per gli argomenti portati da Marini a supporto della sua decisione». «L’acredine e il risentimento, vero collante di una serie di forze disomogenee tra loro per storia, cultura e modo di operare», conclude Simone Tacchetti del Pd, «ha permesso sì a questo sindaco di vincere le elezioni; ma una cosa è vincere una tornata elettorale, altra cosa è governare una città come Roseto».

Federico Centola

©RIPRODUZIONE RISERVATA