Il Coba presenta il ricorso al Tar

12 Novembre 2015

Il consorzio balneatori contro il Comune per il pagamento della Tari

GIULIANOVA. Forti del loro 98% di differenziata gli aderenti al Coba, il consorzio dei balneatori, puntano ora all’annullamento del regolamento Tari approvato dal Comune a luglio 2015. Patrocinati dall’avvocato Luigi Roma del foro di Napoli i balneari aderenti al consorzio hanno deciso all’unanimità di ricorrere al Tribunale amministrativo regionale . L’azione di tutela, presentata al Tar dell’Aquila nei termini è stata notificata anche al Comune. Il ricorso rappresenta il punto finale di un percorso iniziato a gennaio quando il Coba rappresenta al Comune le difficoltà per le quote Tari troppo alte. Ma l’amministrazione tira dritto e il Coba il primo aprile inizia la raccolta autonoma differenziando la quasi totalità dei materiali che, una volta pesati risultano essere un quinto rispetto alla produzione presunta fissata dal Comune in 800 tonnellate l’anno. Un’altra conferma per il Coba che i presupposti della tariffa erano sballati. Il regolamento Tari di luglio introduce la possibilità della raccolta autonoma per le imprese ma chiude a tutte le richieste del Coba e così i consorziati decidono per il ricorso. Secondo il Coba non è legale far pagare sulla base dei metri quadrati della concessione perché in realtà i rifiuti si producono solo dentro la struttura che somministra bevande ed alimenti. Ritengono illegittimo lo sgravio per la quota variabile «perché dobbiamo pagare per un servizio che gestiamo autonomamente». Altro punto contestato è quello delle aree sportive che secondo il regolamento Tari producono rifiuti solo se utilizzate da persone qualsiasi e non se le utilizzano sportivi affiliati al Coni. Il Coba contesta anche la non cumulabilità degli sgravi previsti nel regolamento e infine attacca la mancata produzione del piano finanziario. Il consorzio sostiene che il documento, da cui si desumono le scelte del Comune sulle tariffe per la gestione dei rifiuti, non sia stato pubblicato sul sito del ministero dopo la delibera di luglio, contravvenendo alle basilari leggi sulla trasparenza.

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