Il commercio è in ginocchio «Persi quasi 150 milioni d’incassi»

4 Marzo 2017

La delegazione dei negozianti una delle più numerose al corteo di Roma: in 500 hanno voluto esserci Confcommercio, Confesercenti e Cna unite: «Servono aiuti anche a breve termine o moriremo»

TERAMO. Hanno chiuso i negozi per esserci. Sono i commercianti che hanno voluto sfilare a Roma. Più di 500, una delle delegazioni più numerose. «Il terremoto, la neve, il blackout hanno causato a tutti mancati incassi. Il fatturato delle attività commerciali è crollato per tutta una serie di concause. A Teramo per esempio ci sono anche le lungaggini dei lavori su corso San Giorgio». A parlare è Giammarco Giovannelli, presidente di Confcommercio che sottolinea l’importanza della partecipazione compatta della categoria, con Confesercenti e Cna.

D’altronde commercianti e operatori turistici hanno risentito immediatamente delle calamità che si sono abbattute sulla provincia di Teramo.

«Gli esercizi commerciali», afferma Daniele Erasmi, presidente di Confesercenti, «hanno perso 200 milioni di euro di incassi in tutto l'Abruzzo dal 5 al 22 gennaio, perchè intercorre l'inizio dei saldi. Il fatturato è sceso dal 30 al 60% negli incassi di stagione. E quasi l'80% della perdita è su Teramo. D’altronde basta guardare le proporzioni a livello regionale sulle segnalazioni fatte alla nostra associazione per la mancanza energia elettrica: su 10 segnalazioni 8 sono arrivate da Teramo e di queste 6 dalla vallata del Fino». E secondo Erasmi non va tanto meglio nel settore turismo: «In Abruzzo sono mancati 20 milioni di euro in quanto sono andati via i clienti per la mancanza energia elettrica. Poi c’è il crollo delle prenotazioni dovuto all’allarme terremoto, alla nevicata e alle frane: si arriva 40 milioni di euro. Quasi tutti a Teramo». Erasmi segnala che gli strascichi dell’ondata di maltempo, peraltro, si sentono ancora: il blackout telefonico di gennaio in alcuni punti ha lasciato difficoltà di comunicazione. Ad esempio in Val Fino, Montorio e Civitella. Il tutto, aspettando i rimborsi dell’Enel che ancora non arrivano, sottolinea.

«Davanti a questa situazione era logico fare fronte comune, per la prima volta», aggiunge Giovannelli, «abbiamo presentato un pacchetto di richieste al governo a medio e a lungo termine, dalla messa in sicurezza del territorio all’allargamento del cratere alla sospensione ulteriore dei termini di pagamenti e adempimenti. Ora c’è bisogno di un’azione trasversale perchè vengano approvate. Ma bisogna anche preparare un programma di priorità da affrontare a brevissimo termine con le istituzioni locali, per sopravvivere».

L’obiettivo è infatti questo, visto che, come fa notare Gianfredo De Sanctis, presidente della Cna «i fatturati sono crollati in media del 60%. E uno dei centri in cui il commercio soffre di più è Teramo città. E nei paesi dell’entroterra, che hanno subito tanti danni dal terremoto e dove molti abitanti sono sfollati. Ora si aggiungono anche le frane. A Teramo certo non ci siamo fatti mancare niente, manca solo un meteorite. Per risollevare il commercio, ma anche di qualsiasi tipo di attività, anche artigianale e agricola, la cosa migliore sarebbe avere un vantaggio fiscale. Ci vorrebbe una zona franca urbana per tutti i comuni del cratere, altrimenti in molti centri il commercio finirà. A breve abbiamo chiesto e ottenuto nel cratere la sospensione di alcune rate dall’Irpef, all’Inail, ai mutui. Ora bisogna chiedere ai Comuni di togliere o ridurre le imposte locali: ci vuole un aiuto di governo o Regione».

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