Il Comune acquisisce casa Salvoni Il teatro romano può riemergere

Ora l’immobile, insieme a palazzo Adamoli, si può abbattere per far tornare alla luce la cavea Il progetto esecutivo dell’architetto Bellomo è pronto. Oggi cerimonia sul posto con la giunta
TERAMO. L’acquisizione da parte del Comune di casa Salvoni e del moncone di palazzo Adamoli non è più una chimera. La procedura, infatti, è stata appena portata termine dall’amministrazione che così ha compiuto un passo decisivo e fino qualche tempo fa non scontato verso l’avvio operativo del recupero del teatro romano. Proprio i due edifici in questione nascondono sotto le fondamenta la cavea bassa della struttura di epoca imperiale che, con una delibera votata quasi all’unanimità nel 2010, il consiglio comunale ha deciso di riutilizzare come arena per spettacoli da 600 posti.
Il progetto esecutivo dell’intervento, elaborato dallo studio dell’architetto palermitano Girolamo Bellomo, ha ricevuto il via libera di recente, dopo un lungo e tortuoso percorso che ha coinvolto anche la Soprintendenza archeologica regionale. Per dare certezza all’inizio dei lavori, che richiedono comunque la gara d’appalto, era necessario acquisire i due immobili e poterli demolire. Questo passaggio è stato dunque completato siglando l’accordo con i proprietari. L’operazione è costata poco meno di 500mila euro prelevati dallo stanziamento complessivo di 3,5 milioni destinato al recupero e ripartito in parti uguali tra Fondazione Tercas, Regione e ministero dei Beni culturali.
La somma servirà in particolare a prendere possesso di casa Salvoni. Quel che resta di palazzo Adamoli, infatti, è di proprietà della Regione e passerà al Comune di fatto a titolo gratuito. Proprio l’acquisizione di quest’immobile è stata al centro di un’annosa e intricata vicenda partita dal tentativo di riqualificazione e vendita a fini abitativi dell’immobile bloccato dalla soprintendenza, con mancato esercizio del diritto di prelazione sull’acquisto da parte dell’allora amministrazione comunale. Ad acquistare l’immobile fu la Regione, tramite l’intervento dell’allora assessore Bruno Sabatini, che ne avviò lo smontaggio. L’operazione però fu lasciata e metà: di palazzo Adamoli rimase una specie di contrafforte appoggiato a casa Salvoni e così è rimasto per anni. La conclusione della procedura avviata dall’amministrazione rappresenta dunque uno snodo cruciale per l’intervento sul teatro romano.
L’avvenuta acquisizione dei due edifici è stata già comunicata al ministro del Beni culturali Dario Franceschini, coinvolto a più riprese nella vicenda e che ha sempre assicurato il proprio impegno, confermando anche in questa occasione la propria disponibilità a venire in città non appena l’andamento del recupero lo renderà possibile. Per il sindaco Gianguido D’Alberto e la giunta si tratta, insomma, di un «momento storico» da sottolineare tramite un incontro pubblico.
E oggi, alle 10.30, gli amministratori comunali si ritroveranno nell’area del teatro romano con i cittadini e i rappresentanti di enti finanziatori, soprintendenza e associazioni, a cominciare da Teramo Nostra, per condividere il risultato raggiunto. Nel corso della cerimonia saranno illustrati i dettagli dell'operazione e gli sviluppi dell'intervento.
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