Il Comune: «Bar e ristoranti devono poter rimanere aperti»

L’assessore Filipponi raccoglie il grido di dolore delle attività di somministrazione degli alimenti «Molte stanno per chiudere, non possono continuare a lavorare così. Lo stop va dato alla movida»
TERAMO. Il ritorno in zona arancione ha costretto all'ennesima chiusura bar e ristoranti. Una chiusura che è coincisa con il giorno di San Valentino, per il quale i ristoratori avevano già preso prenotazioni e comprato la merce anche nella convinzione, così come accaduto con il passaggio in zona gialla, che l'ordinanza che stabiliva il cambio di colore sarebbe comunque stata valida a partire da lunedì. Una situazione, quella delle continue chiusure, a fronte della quale molte attività temono di trovarsi, a breve, a dover abbassare definitivamente le serrande. Tanto che l'assessore al commercio del Comune di Teramo Antomio Filipponi, facendosi portavoce del grido di dolore degli esercizi di somministrazione, chiede che questi possano restare aperti, e non solo a pranzo, anche in zona arancione. «Questa situazione di continua incertezza pesa tantissimo su queste attività», commenta l'assessore, «che in molti casi solo con l'asporto non ce la fanno più. Qualche attività ha già chiuso definitivamente, qualcun'altra potrebbe non reggere altre chiusure. A distanza di un anno dall'inizio dalla pandemia è impossibile pensare che riescano a continuare così. È necessario che possano continuare a lavorare, ovviamente sempre in sicurezza e magari anche con regole più rigide, anche nelle zone di maggiori restrizioni come quella arancione».
Quello che si dovrebbe evitare, al contrario, è la movida, che per sua natura genera assembramenti. Quanto successo in tutta Italia negli ultimi fine settimana ha dimostrato come spesso, quando le norme vengono violate in maniera massiccia e sistematica, diventi impossibile per le stesse forze dell'ordine gestire la situazione. «I primi a segnalare assembramenti, in molti casi, sono stati gli stessi titolari di bar e ristoranti», continua l'assessore, «a distanza di un anno, inoltre, è evidente come non siano certo le attività commerciali i veicoli di contagio, ma al contrario i comportamenti non corretti sui quali si deve assolutamente agire». Per Filipponi, dunque, ben vengano misure rigide e più restrittive, ma lasciando alle attività commerciali, a partire da bar e ristoranti, di lavorare nel rispetto delle regole al di là dei continui cambi di colore. «Se, come dicono, la pandemia non potrà dirsi finita prima del 2022», conclude l'assessore, «è impensabile pensare che questo tipo di attività possano resistere a questo continuo stop and go».
Sabato sulle nuove chiusure era intervenuto anche Daniele Zunica, presidente di Assoturismo Confesercenti, sottolineando: «Non possiamo più stare in balia della movida, noi ristoratori abbiamo fatto investimenti e preso tutti i provvedimenti possibili e immaginabili per rispettare le norme».
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