Il Comune chiede all’Arlecchino 300mila euro di canoni arretrati

Se lo stabilimento non li versa entro 15 giorni gli verrà revocata la concessione demaniale La proprietà: «Siamo disponibili a pagare, ma molto meno. Sulle somme pende un giudizio al Tar»
GIULIANOVA. L’ufficio demanio del Comune ha riavviato l’iter procedurale per la decadenza della concessione al Lido Arlecchino. Nella comunicazione, arrivata ai proprietari dello chalet nei giorni scorsi, si concedono 15 giorni per il versamento dei canoni mancanti. «La procedura era già stata avviata nel 2015 e poi bloccata dal nostro ricorso al Tar», spiega Gabriele Albani, consulente della proprietà, «la sentenza del Tribunale amministrativo ci ha dato pienamente ragione, affermando che il nostro titolo concessorio era stato ampliato, ovvero che la licenza sul demanio si era rinnovata automaticamente fino al 2020 grazie alle norme statali. Naturalmente», continua Albani, «siamo disponibili a pagare le quote della concessione demaniale ancora mancanti attraverso un’equa rateizzazione delle somme».
In questa fase il Comune chiede circa 300mila euro, una somma ingente calcolata sulla base dei canoni pertinenziali, ma la proprietà è decisa a pagare la quota di canone tabellare che viene imposta a tutti i gestori delle strutture sul demanio. «Sulla questione dei canoni pertinenziali abbiamo presentato un ricorso al Tar che non è ancora stato discusso», dice Albani, «allo stato dei fatti quindi noi siamo disponibili a pagare le somme calcolate sulla base dei canoni tabellari».
Il Lido Arlecchino è reduce da un sequestro disposto dalla Procura di Teramo, annullato dopo 24 giorni dal Tribunale del riesame, che ha accolto pienamente il ricorso presentato dalla proprietà dello chalet, assistita dall’avvocato Guglielmo Marconi. Il provvedimento di sequestro era arrivato al termine di un’attività ispettiva di polizia demaniale avviata da capitaneria di porto giuliese e Agenzia del Demanio di Pescara. Secondo le ispezioni l’intera area originariamente rilasciata in concessione veniva utilizzata in assenza di un titolo in regolare corso di validità poiché scaduto e mai rinnovato o prorogato. Il dato era stato suffragato persino da una relazione del dirigente dell’Ufficio demanio del Comune secondo cui l’Arlecchino «sembrava non avere la concessione». Lo stesso ufficio che oggi però chiede la decadenza di quel titolo concessorio, evidentemente riapparso all’improvviso. La motivazione del dissequestro ha affermato la presenza e la completa validità della concessione.
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