Il Comune rifà i conti: mancano 27 milioni

Somme iscritte in bilancio ma di fatto inesistenti. Risultato: si potranno spendere 900mila euro in meno ogni anno
TERAMO. Il bilancio del Comune finisce “in lavatrice” e si ritrova con 27 milioni in meno del previsto. L'assessore alle finanze Eva Guardiani e la dirigente Adele Ferretti hanno completato la complessa opera di ripulitura dei conti dell’ente dai residui attivi e passivi il cui pagamento o riscossione non ha il carattere della certezza. Si tratta di cifre, se non proprio fittizie, di improbabile monetizzazione effettiva, che in base alle recenti disposizioni normative vanno cancellate dal bilancio per renderlo più veridico e legato alla capacità dell'ente di spendere ciò che davvero incassa.
L'accertamento, dunque, ha fatto emergere un differenziale tra residui attivi e passivi di circa 22 milioni di euro, di cui sei relativi a mancati incassi di tasse e multe pregresse e sedici riguardanti vecchi investimenti in opere pubbliche di cui sono rimaste piccole somme sparse e inutilizzabili. A questa somma vanno aggiunti gli accantonamenti resi obbligatori sempre dalle nuove norme. Il Comune dovrà mettere da parte poco meno 850mila euro i cosiddetti “crediti di dubbia esigibilità”, mezzo milione di euro per i contenziosi, circa tre milioni per la quota residua di un mutuo contratto nel 2013, circa 580mila euro derivanti da investimenti che non possono essere più stornati su spese correnti e mille euro per l'indennità di fine mandato del sindaco. Il totale di tutte le cifre indicate supera di poco i 27 milioni di euro che formano il “disavanzo tecnico”.
«Non è un debito», tiene a precisare il sindaco Maurizio Brucchi, «non dobbiamo dare questi soldi a nessuno, ma si tratta di una somma derivante da una diversa modalità di registrazione contabile». L'effetto del “lavaggio” del bilancio sarà comunque un'ulteriore contrazione della capacità di spesa dell'ente. I 27 milioni di euro di disavanzo tecnico, infatti, vanno spalmati sui conti dei prossimi trent’anni. Questo significa che la contabilità del Comune partirà all'inizio di ogni esercizio con una voce negativa tra le spese di circa 908mila euro. «Siamo uno dei pochi Comuni ad aver completato questa operazione entro la scadenza del 30 aprile», fa notare Brucchi, «ripulendo il bilancio e rendendolo più veridico». I conti basati sugli incassi effettivi dell’ente e non su previsioni ipotetiche e cifre residue che si trascinano da decenni senza sbocchi concreti rendono più chiare anche le possibilità operative dell'ente. «Sappiamo con certezza quello che possiamo fare e i livelli dei servizi erogabili», spiega Eva Guardiani, «evitando promesse e impegni impossibili». Con il cosiddetto “bilancio di cassa” insomma, anche le esigenze dei diversi settori gestiti dagli assessori dovranno essere commisurate alle reali capacità di spesa dell’ente. Brucchi assicura che «nonostante le difficoltà continueremo a garantire i servizi».
Gennaro Della Monica
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