Il Comune vende la rete del gas metano

5 Ottobre 2017

Sarà bandita una gara europea: l’obiettivo è di incassare almeno 8 milioni per dimezzare i 15 di scoperto bancario 

TERAMO. La vendita della rete del gas vale almeno otto milioni di euro. Attorno a questa cifra e all'operazione già avviata per privatizzare le condotte che attraversano il territorio teramano ruota l'operazione di salvataggio dei conti del Comune. La gara per la cessione della rete gas, dalla quale l'amministrazione ricava attualmente un canone annuale di 250mila euro, è il cardine della manovra messa punto dall'assessore al bilancio Alfonso Di Sabatino Martina e illustrata martedì alla maggioranza tramite cui frenare l'emorragia contabile dovuta all'anticipazione di cassa. I 15,2 milioni di scoperto bancario accumulati nei primi otto mesi di quest'anno dal Comune per liquidare le spese correnti sono finite nel mirino della Corte dei conti che ne ha sollecitato misure di contenimento entro dicembre, pena un suo intervento diretto. Con gli otto milioni, ma la stima è prudenziale perché l'introito potrebbe essere maggiore, derivanti dalla privatizzazione delle condotte l'amministrazione, dunque, dimezzerebbe in un solo colpo il disavanzo e con il corollario di qualche altra mossa lo riporterebbe entro limiti fisiologici. «L'anticipazione di tesoreria tornerà sotto la soglia dei tre o quattro milioni di euro perché non si può abbattere del tutto», spiega Di Sabatino, «e soprattutto conterremo gli interessi passivi entro i 100mila euro». Per monetizzare la vendita della rete gas, comunque, ci vorrà circa un anno e mezzo. L'amministrazione ha attivato un'unità interna per la ricognizione del patrimonio da mettere a bando, ma nel frattempo sarà necessario armonizzare l'azione con gli altri Comuni attraversati dalle condotte e che dovranno cedere le loro quote. Il punto di arrivo sarà la pubblicazione di una gara europea, che richiederà tempi tecnici di espletamento esauriti quali si procederà alla cessione definitiva. Per rientrare entro i limiti di sicurezza imposti dalla Corte dei conti, però, sarà necessario recuperare altre risorse fresche evitando di ricorrere al prestito bancario. La vendita di immobili improduttivi è una delle misure indicate nel piano stilato dall'assessore e di cui, per la verità, spesso si è parlato anche in anni passati come strumento di riequilibrio dei conti ma senza esiti apprezzabili. «In questo caso l'iniziativa ha una valenza concreta», assicura Di Sabatino, «in quanto punteremo sulla cessione di beni realmente appetibili per il mercato». L'assessore non anticipa quali proprietà saranno offerte ai privati, ma si limita a evidenziare che ha già avviato una serie di sopralluoghi con la collega Valeria Misticoni per accertare l'effettiva consistenza dei beni alienabili. Dalla rinegoziazione delle quote annuali da versare per il rimborso dei Boc, i buoni ordinari comunali emessi all'epoca del sindaco Gianni Chiodi, l'amministrazione ricaverà ancora un milione di euro l'anno per il prossimo triennio che si aggiungerà all'incasso dei crediti vantati nei confronti di altri enti. Solo dal Ruzzo il Comune deve ottenere quattro milioni di euro. «Ci devono pagare, non si può menare il can per l'aia», scandisce l’assessore, «e lo stesso vale per i ministeri e per il Governo: abbiamo anticipato 7,5 milioni di spese per opere pubbliche finanziate con contributi pubblici di cui non recuperiamo ancora nulla. Se non saldano faremo gli atti per il recupero forzato delle somme«. Di Sabatino riportebbe sotto il controllo diretto del Comune anche i parcheggi a pagamento, sulla gestione dei quali è in corso un'estenuante vertenza con la Tecoop, che tramite i parchimetri porterebbero ulteriori introiti.
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