Il Comune è assediato dai nuovi poveri

10 Ottobre 2014

A decine ogni giorno chiedono lavoro, aiuti economici e case. L’assessore: «Potremo dare risposte solo da gennaio»

GIULIANOVA. È emergenza abitativa a Giulianova: negli ultimi tre anni ha fatto domanda per una casa popolare il 40 per cento in più delle famiglie giuliesi. Il motivo principale e causa scatenante della crisi economica familiare, che porta poi a cercare un alloggio comunale, è la perdita del lavoro di uno dei due coniugi. Se, come in molti casi succede, a lavorare era solo uno dei due e ci sono figli, la vita per tutta la famiglia diventa un inferno. Sono decine e decine le persone che, giornalmente, si recano in Comune per chiedere lavoro, contributi economici per pagare le bollette e persino un nuovo alloggio per via dello sfratto esecutivo che il padrone di casa ha inviato loro perché in ritardo di diversi mesi col pagamento dell’affitto.

«In molti casi», confessa il vicesindaco Nausicaa Cameli, che ha anche la delega al sociale e agli alloggi popolari, «quando qualcuno riceve lo sfratto perché non riesce a pagare l’affitto il Comune interviene chiedendo una proroga all’ufficiale giudiziario. Ma, trascorsi 30 giorni, il calvario ricomincia». Gli alloggi popolari a Giulianova, di proprietà dell’Ater e della Giulianova patrimonio, società partecipata al 100 per cento del Comune, sono circa 200. E sono tutti pieni. Persino le nove camere destinate a condominio solidale nel monastero benedettino del Santo Volto sono continuamente affollate da persone, magari padri di famiglia che hanno appena affrontato una separazione o semplicemente persone sole senza reddito. Lì, però, come stabilisce il contratto, si può sostare solo alcuni mesi; poi si è costretti a lasciare il posto a qualcun altro. E il calvario ricomincia.

«La cosa più preoccupante», rivela il vicesindaco Cameli, «è che si è abbassato il tenore di vita delle famiglie della fascia media». Sono questi i nuovi poveri che, come in tutta Italia, chiedono aiuto alle istituzioni per sopravvivere. Nonostante le casse comunali siano costantemente sotto pressione e costrette a rispettare il Patto di stabilità, il Comune di Giulianova ha trovato una soluzione nell’istituzione del Fondo sociale, alimentato dal dimezzamento degli stipendi di sindaco e assessori (così come promesso in campagna elettorale dal sindaco Francesco Mastromauro), per un ammontare di circa 100mila euro l’anno. Questo fondo, però, non sarà fruibile fino all’approvazione del bilancio e, dunque, considerando i tempi tecnici, fino a gennaio. Nel frattempo, si pensa a un modo pratico ed equo per distribuire quei denari. «Sicuramente», conclude Nausicaa Cameli, «i richiedenti dovranno avere un reddito Isee basso ma, soprattutto, il requisito fondamentale sarà quello della legalità: chi farà richiesta non dovrà avere condanne o pendenze con la giustizia».

Margherita Totaro

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