Il consiglio finisce in mille pezzi

16 Luglio 2017

Si profila la costituzione di undici gruppi per sedici consiglieri

MARTINSICURO. Il consiglio di insediamento ha aperto le ipotesi di possibile collaborazione tra maggioranza e minoranze nei prossimi cinque anni. «Un discorso come l’insediamento delle precedenti amministrazioni, compresa quella che ho guidato», il primo commento dell’ex sindaco Paolo Camaioni. «Io credo che il discorso sull’inclusione possa avere un seguito sulle scelte amministrative importanti come annunciato da Vagnoni. Spero che quanto annunciato possa avere un seguito in special modo sulla continuità di alcune scelte. Probabilmente non è un ragionamento di circostanza, ma la verifica potrebbe essere fatta già dal prossimo consiglio, in cui si discuterà della variazione di bilancio, dove potrebbero emergere se ci sono tali circostanze». Nel corso della seduta di giovedì sera l’ex candidato sindaco Elisa Foglia ha spiegato i motivi che l’hanno portata alle dimissioni da segretario locale del Pd. «Nei prossimi cinque anni», afferma, «porteremo avanti un lavoro attento e responsabile di vigilanza sulle attività dell’attuale amministrazione, attraverso una politica di partecipazione e condivisione con i cittadini. Al fine di svolgere al meglio l’incarico di consigliera comunale, rassegno le dimissioni da segretaria del circolo Pd di Martinsicuro, affinchè i due ruoli non interferiscano fra loro sul buon esito del lavoro politico da svolgere e possano procedere di pari passo con efficienza e determinazione». La Foglia in consiglio rappresenterà il gruppo Sicambia mentre Giuseppe Capriotti quello del Pd. I gruppi consiliari potrebbero addirittura essere 11 su un totale di 16 consiglieri, se i dieci consiglieri di maggioranza dovessero, come sembra, formare cinque diversi gruppi, uno per ciascuna delle liste che ha sostenuto Vagnoni. In minoranza, oltre ai due del centro sinistra, ci saranno tre gruppi in rappresentanza delle liste che hanno sostenuto Camaioni, e il gruppo del candidato sindaco del M5S.
Sandro Di Stanislao