Il consiglio sulla Team non deciderà nulla

Giovedì non è prevista alcuna votazione, ma solo un dibattito di cui Brucchi può non tener conto
TERAMO. Il consiglio comunale tanto atteso e fissato giovedì per decidere del futuro della Team, se una società tutta pubblica oppure privata, di fatto non deciderà nulla. L’orientamento dei consiglieri, divisi sia in maggioranza quanto all’opposizione, sull’opportunità di renderla una società a capitale interamente pubblico, resterà solo un indirizzo che il sindaco Maurizio Brucchi potrà avvalersi di recepire, oppure no. Infatti da un accordo emerso da una riunione dei capigruppo si è stabilito che la seduta non si concluderà con un voto, dunque non avrà potere deliberativo. Un atteggiamento prudenziale, visto che le posizioni sono discordanti. La seduta servirà a testare politicamente e “verbalizzare” le posizioni. Il sindaco, in possesso dell’unico voto che conta in assemblea dei soci, può anche non tenere conto delle divergenze anche se questo certamente gli creerebbe nuove crepe nella tenuta di maggioranza. E i primi a farsi sentire, dopo le fresche dimissioni di Giovanni Mattucci da presidente della Team, sarebbero sicuramente gli esponenti della civica di Mauro Di Dalmazio, ma non solo.
La seduta di giovedì servirà comunque al sindaco Brucchi per fare chiarezza e mettere alcuni punti fermi sulle contestazioni che per mesi hanno avvelenato il dibattito sulla Team e agitato le opposizioni. Punti che verranno esposti in una dettagliata relazione che il sindaco esporrà in consiglio e sui quali si sono messi al lavoro gli uffici della municipalizzata. Uno su tutti riguarda l’accusa di essere un carrozzone politico dove il rapporto tra operai e impiegati è di 1 a 3,6 unità. Non risulta proprio così secondo quanto elaborato dagli uffici visto che dal computo sembra che non si tenga conto del fatto che alcuni impiegati degli uffici teramani sono gli stessi che “reggono” anche la contabilità, l’elaborazione dati e i formulari del servizio a Termoli. Ma soprattutto non andrebbero conteggiati gli impiegati che si occupano dello sportello Tia, dei servizi museali e dei cimiteri. In sostanza, secondo quanto rimesso dalle proiezioni degli uffici di via Delfico, per il solo servizio di igiene urbana si conta invece un rapporto di impiegati e operai che è 1 a 6,3 unità.
Tra i teoremi dell’opposizione che la relazione di Brucchi punterà a sfatare c’è poi quello in base al quale all’aumento della differenziata dovrebbe corrispondere una produzione ridotta del secco, dunque una riduzione della tariffa. In realtà sembra che dal 2013 al 2104 la percentuale di differenziata sia scesa dal 62,8% al 61,4%, dunque i volumi del secco non sono affatto scesi, ma ci sono dei costi fissi a sostegno del servizio tra personale, officina e mezzi che alla fine non rendono significative le riduzioni dei costi di smaltimento quantificate in appena 30mila euro da ripartire su 27mila utenze.
Superabile sarebbe infine il problema dello statuto, che prevede che le quote del socio privato siano cedibili solo a privati. Il custode giudiziale ha già espresso per voce dell’amministratore delegato Luca Ranalli che il socio privato non è contrario a una cessione delle quote al socio pubblico, dunque al Comune, pertanto anche la modifica allo statuto non dovrebbe costituire un problema. (m.d.t.)
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