«Il culto di San Leone fu portato a Silvi dal Montenegro»

26 Maggio 2022

SILVI. In vista della festa patronale di San Leone fissata per domani, sabato e domenica a Silvi, lo storico Enrico Trubiano rivela alcune curiosità sulla ricorrenza che ogni anno attira tanti fedeli...

SILVI. In vista della festa patronale di San Leone fissata per domani, sabato e domenica a Silvi, lo storico Enrico Trubiano rivela alcune curiosità sulla ricorrenza che ogni anno attira tanti fedeli e cittadini nel borgo antico. San Leone, secondo lo studioso, è lo stesso patrono della città del Montenegro Ulcinj, i cui abitanti colonizzarono il territorio silvarolo.
In una nota, Enrico Trubiano spiega: «Verso la fine del secolo XV, i nostri territori si spopolano a causa di guerre ed epidemie. Sono i profughi albanesi, preoccupati dall’avanzare dei turchi di Maometto II, a sbarcare, intorno al 1462, sulle coste del regno di Napoli e a stabilirsi nelle nostre contrade. A Silvi s’insedia la comunità che proviene da Dulcigno, l’odierna Ulcinj, piccola città portuale sulle coste del Montenegro ai confini con l’Albania. Il loro patrono, ieri come oggi, è San Leone. Il Santo muore martire in Turchia verso il III-IV secolo d.C.; viene prima torturato, poi buttato con una pietra al collo da un burrone e, rimasto ancora vivo, decapitato. Con il loro arrivo, anche il patrono della città di Silvi muta: a sostituire il monaco San Salvatore è proprio San Leone Martire».
La nota di Trubiano continua: «La festa a Silvi Paese è una tradizione cinquecentesca, legata alle vicende delle scorribande turche che si sono ripetute più volte nel territorio. Allora iniziò un rituale che coinvolge varie generazioni: la preparazione del "Cencialone", da “cencelle”, arbusti ridotti a legacci per tenere unite canne legate tra loro. Si tratta di un grosso cilindro, alto fino a dieci metri, la cui accensione rallegra molti cuori. A tal proposito, occorre far notare che la dizione “Ciancialone” è una corruzione del termine originario». ( d.f.)