Il disabile massacrato è stato ricoverato in comunità protetta

28 Aprile 2015

I servizi sociali dal Mazzini non l’hanno fatto tornare a casa nel dubbio che sia stato vittima di violenze in famiglia

Antonio non è tornato a casa. Il disabile psichico residente in un paese vicino a Teramo che a fine marzo è stato trovato da addetti della Asl quasi esanime nel letto di casa, con quattro fratture non curate, è stato ricoverato in una comunità protetta a Castilenti.

Antonio (il nome è di fantasia per tutelarne l’anonimato) era stato, subito dopo la scoperta delle assistenti sociali, ricoverato d’urgenza e operato dagli ortopedici del Mazzini – che gli hanno anche messo una protesi a una spalla. Antonio è lentamente ripreso, fino al trasferimento nella comunità protetta, avvenuto giovedì scorso.

Intanto i carabinieri del suo paese, sulla base di quanto denunciato dalla Asl, hanno avviato un’indagine. Innanzitutto sul perché di quelle lesioni. L’uomo, essendo un disabile psichico, potrebbe essere caduto o aver compiuto atti di autolesionismo. Lui però parla di violenza: avrebbe riferito ai medici di essere stato picchiato con una sbarra di ferro da un parente acquisito, un uomo che da qualche tempo vive in casa sua. Accuse tutte da verificare, anche con l’ausilio dei medici che l’hanno preso in cura e che sono in grado di valutare la compatibilità delle fratture con l’una o l’altra ipotesi. In ogni caso, la gravità delle lesioni riscontrate (fratture a entrambe le spalle e ad una scapola, una vecchia frattura a una gamba mai curata) non giustifica il fatto che i familiari non l’abbiano portato in ospedale o quantomeno fatto vedere da un medico. Se in casa di Antonio non fossero entrati, peraltro insistendo, gli operatori della Asl che dovevano fare un vaccino al disabile, l’uomo sarebbe rimasto nel proprio letto a subire una sorta di lunga agonia. Peraltro era anche molto denutrito.

Del caso si è interessato il dinamico sindaco del centro dove si è svolta la triste vicenda, che ha fatto seguire tutta l’evoluzione della storia dalle assistenti sociali. D’altra parte anche tutto il paese segue le sorti di Antonio, molto benvoluto dalla comunità. In tanti sono andati a trovarlo in ospedale, portandogli dei manicaretti per rimetterlo in sesto, e ora andranno a trovarlo a Castilenti dove Antonio, peraltro, dovrà fare anche una lunga riabilitazione per riacquistare l’uso delle braccia. (a.f.)

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